martedì 12 febbraio 2019

DICHIARAZIONE DEL MID DELLA RUSSIA SULLE ELEZIONI PRESIDENZIALI UCRAINE



L'Ufficio dell'OSCE per le istituzioni democratiche ed i diritti umani (ODIHR) ha ricevuto una notifica ufficiale dal ministero degli esteri ucraino sul rifiuto di accreditamento di cittadini della Federazione Russa che, come osservatori a lungo termine, dovevano arrivare nel paese nelle prossime settimane per iniziare a lavorare come parte della missione di monitoraggio elettorale dell'ODIHR nel monitoraggio delle elezioni del Presidente dell’Ucraina.

In linea di principio, si attendeva una simile decisione sullo sfondo delle dichiarazioni costantemente sentite da alti funzionari ucraini, nonché delle azioni della Verkhovna Rada volte a legiferare il divieto ai russi di partecipare al controllo delle elezioni in Ucraina.
Allo stesso tempo c'era una speranza che la ragione a Kiev avrebbe ancora trionfato. I partner stranieri hanno prestato attenzione alla natura antidemocratica di tali provvedimenti da parte delle autorità ucraine e la dirigenza dell'ODIHR ha criticato questa intenzione. Sfortunatamente le speranze sulla sanità mentale dei politici ucraini non si sono ancora materializzate.

Consideriamo il rifiuto dell'Ucraina di accreditare gli osservatori russi come una grave violazione degli obblighi internazionali nel campo delle procedure elettorali generalmente accettate. E’ stato fatto un danno significativo all'immagine dell'ODIHR, che si è posta come custode dei principi di monitoraggio elettorale del "gold standard". Le autorità di Kiev, infatti, "si sono puliti i piedi" su questi standard, dimostrando ancora una volta il totale disprezzo delle norme del diritto internazionale e dei loro obblighi.

In queste condizioni, la parte russa, per ragioni di sicurezza dei suoi rappresentanti nella missione di osservazione dell'ODIHR, ha deciso di astenersi dal mandarli in Ucraina.

L'assenza di osservatori russi nelle missioni di monitoraggio internazionali, insieme alla privazione del diritto a milioni di cittadini ucraini dell'opportunità di votare in Russia alle elezioni presidenziali in Ucraina, mette in discussione la trasparenza e l'obiettività dei risultati dell’espressione della volontà.
Chiediamo ai partner, in primis tra i mentori occidentali di Kiev in materia di sviluppo democratico, di dare una valutazione di principio delle azioni delle autorità ucraine e chiedere che ritornino nel campo della legalità internazionale.

8 febbraio 2019  



Il Direttore dell'OSCE / ODIHR deluso dalla decisione dell'Ucraina di bloccare la partecipazione dei russi alla missione di osservazione elettorale

Varsavia, 7 febbraio 2019 - Ingibjörg Sólrún Gísladóttir, Direttore dell'Ufficio OSCE per le istituzioni democratiche ed i diritti umani (ODIHR), ha espresso oggi il suo rammarico per la decisione delle autorità ucraine di impedire ai cittadini russi di partecipare alla missione di osservazione elettorale dell'ODIHR per le elezioni presidenziali del 31 marzo in Ucraina.
In una lettera al Ministero degli Affari Esteri dell'Ucraina, il Direttore dell'ODIHR ha anche espresso la sua profonda delusione per il fatto che oggi il parlamento ha emanato una legge che ha formalizzato questa restrizione.
Gísladóttir ha scritto: "La decisione di negare la possibilità di accreditamento ai cittadini di uno Stato partecipante è senza precedenti e contravviene agli impegni assunti da tutti gli Stati partecipanti di invitare osservatori di altri Stati partecipanti all'OSCE che potrebbero voler osservare i procedimenti elettorali nella misura consentita dalla legge".
Ha sottolineato che gli osservatori inviati a partecipare alle missioni di osservazione elettorale dell'ODIHR non rappresentano i rispettivi paesi, ma piuttosto l'intera OSCE. Sono obbligati a seguire la metodologia di osservazione elettorale dell'ODIHR e sono vincolati dal rigido codice di condotta dell'Ufficio per gli osservatori elettorali, compreso il rimanere rigorosamente imparziale e non intervenire in alcun modo nel processo elettorale.
Il direttore dell'ODIHR ha anche sottolineato che l'inclusione di osservatori elettorali di tutti gli Stati partecipanti all'OSCE che scelgono di contribuire è un principio centrale del mandato di osservazione elettorale del suo Ufficio. Ha sottolineato che si tratta di una serie concreta di impegni in termini di dimensione umana che i paesi hanno assunto, come il rafforzamento delle istituzioni e delle pratiche democratiche, comprese le elezioni democratiche.
Invitando ulteriori riflessioni sulla questione, Gísladóttir ha scritto che questi impegni comuni "stabiliscono standard chiari per il trattamento reciproco degli Stati partecipanti e, senza eccezione, si applicano allo stesso modo a ciascuno Stato partecipante. La loro attuazione in buona fede è essenziale per le relazioni tra gli Stati".

domenica 3 febbraio 2019

LA SETTIMANA PROSSIMA VANJA, IL BAMBINO SALVATO A MAGNITOGORSK, POTRA’ ESSERE DIMESSO



MAGNITOGORSK, 3 febbraio - RIA Novosti. Vanja Fokin, salvata dalle macerie della casa crollata a Magnitogorsk, potrà essere dimesso dall’Istituto di Chirurgia dell’Emergenze e Traumatologia di Mosca la prossima settimana, ha dichiarato il padre del bambino, Evgeni j Fokin.

Vanja di dieci mesi, era stato salvato vivo sotto le macerie di una casa crollata a Magnitogorsk. La sera del 1° gennaio è stato trasportato in aereo a Mosca e ricoverato presso l'Istituto del dottor Roshal in gravi condizioni con congelamento, polifratture e trauma cranico. Il Ministero della Sanità aveva riferito che le sue condizioni a Mosca si erano stabilizzate e gradualmente migliorate. I medici sono riusciti a salvare la gamba del bambino. A Mosca accanto al bambino sua madre Ol’ga.

"Dovrebbe essere dimesso la prossima settimana, Il prossimo 11 febbraio i genitori dovremmo ritornare al lavoro ma se sarà dimesso in seguito dovremmo prenderci un permesso non retribuito a nostre spese, ma tutti sul nostro posto di lavoro capiscono la situazione", ha detto il padre a RIA Novosti.

Lunedì 31 dicembre, a Magnitogorsk, a seguito di una fuga di gas è crollato un edificio residenziale di dieci piani. Dalle macerie sono stati estratti i corpi di 39 vittime.




DICHIARAZIONE DEL MID DELLA RUSSIA SULL'USCITA USA DAL TRATTATO INF



Il 2 febbraio, gli Stati Uniti d'America hanno notificato ufficialmente alla Federazione Russa la sospensione della sua partecipazione al trattato bilaterale sull'eliminazione dei missili a raggio intermedio e a corto raggio dal 1987 e l'inizio della procedura di uscita. Allo stesso tempo gli americani hanno annunciato che non si considerano più vincolati dagli obblighi previsti da questo documento, cioè possono iniziare apertamente lo sviluppo, la produzione e lo spiegamento di armi proibite dall'accordo.
In tal modo Washington, al quale poniamo da molti anni domande sulla sua conformità con il Trattato INF, ha intrapreso la strada del sua fine definitiva, infliggendo quindi un altro duro colpo all'intero sistema di controllo degli armamenti che era stato creato nel corso dei decenni. Questo passo avrà indubbiamente gravi conseguenze negative e di vasta portata per l'intera architettura della sicurezza internazionale e della stabilità strategica, prima di tutto in Europa. La responsabilità di ciò cade interamente negli Stati Uniti.
La Russia ha fatto il massimo possibile per salvare il Trattato. Abbiamo più volte cercato di portare gli americani a un dialogo professionale, offerto iniziative concrete nell'interesse di trovare soluzioni per risolvere le richieste reciproche. Mostrando buona volontà, abbiamo attuato misure di trasparenza senza precedenti che andavano oltre i requisiti di questo accordo. Tuttavia, tutti i nostri sforzi sono stati ignorati o bloccati dagli Stati Uniti che da molto tempo avevano deciso di liquidare il Trattato al fine di eliminare ogni restrizione sulla produzione del loro potenziale missilistico.
Di fronte alle nuove minacce poste da Washington saremo naturalmente costretti a prendere tutte le misure necessarie per garantire la nostra sicurezza nazionale. La Russia si riserva il diritto di rispondere specularmente nello sviluppo, produzione e dispiegamento di missili a breve e medio raggio.
Allo stesso tempo, come dichiarato dal Presidente della Federazione Russa V. Putin il 2 febbraio, consapevole del suo ruolo peculiare nel mantenimento della pace e della sicurezza globale, il nostro paese non schiererà armi appropriate in Europa e in altre regioni dove fino ad ora non saranno schierati missili americani a medio e corto raggio. Se a Washington, comunque, riconsiderano la loro linea distruttiva e tornano al rispetto del Trattato INF, siamo aperti a un dialogo significativo sul tema del Trattato e su tutte le altre questioni relative alla stabilità strategica basate sul rispetto reciproco e sulla considerazione degli interessi reciproci, così come sugli interessi dell'intera comunità mondiale.


giovedì 31 gennaio 2019

Intervento del Presidente del Senato alla seduta plenaria del Consiglio della Federazione russa



30 Gennaio 2019


Signora Presidente, signori membri del Consiglio della Federazione,

è con particolare emozione che prendo la parola oggi in quest'aula così illustre e autorevole, per portare il saluto del mio Paese e dell'istituzione che ho l'onore di presiedere. Il Senato della Repubblica nell'ordinamento italiano è un'assemblea rappresentativa che svolge una funzione in qualche modo analoga alla vostra, specialmente per quanto riguarda la specifica vocazione alla rappresentanza dei territori, pur nelle profonde differenze fra gli ordinamenti costituzionali e i meccanismi elettorali dei due paesi.

La mia presenza qui oggi si inserisce nel quadro degli eccellenti rapporti che legano il vostro paese al mio: politici economici, culturali ai quali ritengo che la diplomazia parlamentare possa dare un utile contributo.

Sono relazioni che affondano le loro radici nella storia: non solo nei frequentissimi scambi fra letterati, pensatori, artisti dei due paesi, ma anche sul piano dei rapporti strettamente politici.
Se mi consentite una notazione di carattere personale, a tali rapporti sono in qualche modo costretta a pensare ogni mattina quando vado nel mio ufficio a Palazzo Giustiniani. È un palazzo storico di Roma nel quale furono scritte pagine importanti della storia italiana, nel quale fu promulgata la Costituzione della Repubblica, e che oggi ospita la Presidenza del Senato. Ebbene, salendo le scale del palazzo ogni giorno mi accoglie una lapide, scritta in russo e in latino, che ricorda che in quel palazzo soggiornò lo Zar Nicola I, in visita a Roma nel 1845, dal papa Gregorio XVI; due anni dopo, nel 1847, lo Zar sottoscrisse un concordato con lo Stato Pontificio, uno fra i primi nella storia per un paese non cattolico.

La tradizione di visite e incontri al più alto livello è dunque antica, precedente addirittura all'Unità nazionale italiana, e deve le sue origini alla comune appartenenza a una cultura, una civiltà, un sistema di valori che vorrei definire semplicemente europeo.

Mi permetto di dirlo proprio da rappresentante istituzionale di uno Stato membro dell'Unione Europea, un paese nel quale, voglio sottolinearlo con soddisfazione, è praticamente unanime fra le forze politiche la convinzione della necessità di un rapporto più costruttivo fra l'UE e l'Alleanza Atlantica da un lato e la Federazione Russa dall'altro, del ripristino delle condizioni che consentano il superamento di un sistema sanzionatorio dannoso per entrambe le parti, in nome di un dialogo basato sul tanto che ci unisce e non su ciò che ci divide.

Ne sono convinta per due ragioni profonde, che illustrerò rapidamente.

La prima ragione sta nel fatto che la Russia è parte integrante dell'identità europea. Certo, il vostro è un grande paese, il più grande del mondo, si estende in due continenti ed è profondamente integrato nella realtà di entrambi.

Non vi è dubbio però che esiste non un semplice legame, ma un insieme di tratti d'identità comune fra la Russia e l'Europa: non si può davvero parlare di civiltà europea, di cultura europea, senza la Russia.

Che cosa sarebbe la letteratura europea senza Puskin, Tolstòj, Bulgàkov, che cosa sarebbe la musica senza Cajkovskij, Rachmaninov, che cosa sarebbe la pittura senza le memorabili icone di Andrej Rublév, senza Siskin, senza Brjullov che tanto visse e lavorò anche nel nostro paese?

C'è di più: che cosa sarebbe l'Europa senza il decisivo contributo della Russia alla sconfitta della Germania nazista nella seconda guerra mondiale? Il tanto sangue versato e le innumerevoli sofferenze del popolo russo nella "Grande Guerra Patriottica" sono stati decisivi per liberare l'Europa dal totalitarismo nazista.

Per questo voglio rendere omaggio commossa ai milioni di russi, in particolare ai ragazzi e alle donne in divisa, che hanno dato la vita per la loro patria e per la vittoria degli alleati.

Mi consentirete, signori senatori, di rendere nel contempo omaggio - da Presidente del Senato - ai tanti soldati italiani caduti, feriti, prigionieri in quella guerra sul fronte russo. Combattevano una guerra ingiusta, che non avevano deciso loro, ma seppero battersi con valore e con onore, spesso scrivendo pagine di autentico eroismo con profondo amor di patria e commovente spirito di sacrificio.

Ai caduti dell'una e dell'altra parte dobbiamo una promessa e un impegno: mai più la guerra. Mai più conflitti fra popoli che possono essere fratelli, che in larga parte sono uniti dalle comuni radici cristiane, che nel rispetto delle diversità delle proprie variegate componenti sono chiamati dalla storia a un destino di amicizia e non di conflitti.

La seconda ragione per la quale consideriamo fondamentale una stretta collaborazione fra Russia e Italia, fra Russia ed Europa, fra Russia ed occidente è la consapevolezza del ruolo fondamentale che il Vostro paese svolge nei delicati equilibri mondiali, un ruolo che può essere decisivo di fronte ai grandi pericoli per la pace mondiale.

In tutte queste realtà la Russia, ha un ruolo di essenziale per la stabilizzazione delle varie aree di conflitto così come nella lotta al terrorismo in tutte le sue molteplici manifestazioni.

Ritengo fondamentale che grandi potenze mondiali come la Russia e gli Stati Uniti - insieme con altri grandi soggetti politici mondiali come l'Unione Europea - sappiano collaborare in modo costruttivo e cordiale per la stabilità e la sicurezza planetaria e per contrastare i pericoli vecchi e nuovi che possono insidiare la pace e la libertà dei popoli, per garantire lo sviluppo delle aree più deboli del pianeta, disinnescando problemi drammatici e complessi come quelli legati ai flussi migratori in fuga dall'Africa e dal Vicino Oriente.

Il mio paese, lo rivendico con orgoglio, ha svolto in diversi momenti una funzione importante in questo senso: voglio ricordare l'accordo di Pratica di Mare, quando nel 2002, venne sottoscritto uno storico accordo di collaborazione rafforzata tra la Federazione Russa e l'Alleanza Atlantica con la creazione del Consiglio Nato-Russia che suggellava simbolicamente la fine di mezzo secolo di guerra fredda. Lo spirito di Pratica di Mare sfortunatamente negli anni successivi è in buona parte venuto meno, io però ritengo che a quello spirito si debba tornare nell'interesse dei nostri popoli e del mondo intero.

Signora Presidente, signori membri del Consiglio,

il dialogo fra le nostre assemblee non è solo una utile occasione di conoscenza reciproca, è uno strumento efficace per compiere progressi sulla strada di un rapporto sempre più stretto e sempre più cordiale fra le nostre nazioni e i nostri popoli.

Ogni passo in questa direzione è un passo verso la pace, verso la sicurezza e la prosperità in Europa e nel mondo.

Sono certa che questa sia la volontà del Parlamento e del Popolo russo come lo è di quello italiano.
Due grandi Popoli, due grandi civiltà con tanti aspetti in comune, hanno nel loro destino di incontrarsi, come è avvenuto tante volte nella storia, di conoscersi sempre meglio, di collaborare in modo costruttivo.

Oggi io spero e credo che abbiamo compiuto un altro passo in questa direzione.

Vi ringrazio



sabato 26 gennaio 2019

Commento del Ministero degli Affari Esteri della Russia in merito alla situazione in Venezuela




Gli eventi in Venezuela stanno diventando sempre più allarmanti.

Le informazioni ricevute da un certo numero di capitali europee riguardano la richiesta di ultimatum alle autorità legittime di Caracas di organizzare, entro otto giorni, di elezioni "democratiche, pulite e trasparenti". Questi requisiti sono accompagnati dalla minaccia di riconoscimento del leader dell'opposizione H. Guaidó  da parte del nuovo capo dello stato.

Hanno attirato l’attenzione la sincronicità e l'intensità di queste "farciture" poche ore prima che gli Stati Uniti convocassero una discussione sulla situazione in Venezuela nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. Dietro tutto questo il "bastone conduttore" di Washington è chiaramente visibile.

Ciò che sta accadendo non fa altro che enfatizzare la situazione politica interna nell’amichevole Venezuela. La situazione viene artificialmente riscaldata dall'esterno, gli stati d'animo più radicali vengono stimolati. La cinica, evidente interferenza negli affari interni di uno stato sovrano continua. Questo deve finire.

Da parte nostra, riaffermiamo la nostra disponibilità a contribuire a trovare una comprensione reciproca tra le forze politiche responsabili del Venezuela, nell'interesse di assicurare la pace e la tranquillità interne e di risolvere prontamente i problemi sociali ed economici urgenti. Siamo pronti a interagire con gli altri stati che condividono questo approccio.