giovedì 16 agosto 2018

CRESCE LA PROTESTA PER IL DIRITTO ALLA SCUOLA RUSSA IN LETTONIA




Il deputato del Parlamento europeo è pronto per andare in prigione al posto del difensore delle scuole russe in Lettonia

Riga, 6 agosto. L’europarlamentare e candidato a primo ministro lettone per il partito "Unione russa della Lettonia" Andrej Mamykin si è detto disposto ad andare in prigione al posto dell’attivista per i diritti umani Il’ja Kozyrev che difende le scuole russe nel paese.

Kozyrev è stato arrestato dalla polizia di sicurezza dopo una perquisizione a casa sua. Secondo Mamykin, con tali azioni il governo ha superato ogni limite e "con questo è necessario finire una volta per tutte". Ha notato che le autorità del paese preferiscono agire contro i cittadini con metodi repressivi invece di proteggerli.

"Hanno paura di tutti noi e di tutto", ha scritto il parlamentare sulla sua pagina Facebook.

Il politico ha detto che è pronto ad andare in prigione al posto di Kozyrev, che è conosciuto come un difensore delle scuole russe.

"Se è necessario io, membro del Parlamento europeo, sono pronto ad andare in prigione al posto tuo. Quindi racconta dunque questo dolore agli inquirenti in uniforme" - ha scritto Mamykin.

Ricordiamo che prima le autorità lettoni hanno approvato il disegno di legge che obbliga la minoranza nazionale a frequentare le scuole in lingua lettone. Le proteste di massa tra la popolazione di lingua russa proseguono nel paese





venerdì 10 agosto 2018

Medvedev ha definito il rafforzamento delle sanzioni una "Dichiarazione di guerra economica"



KRONOZKIJ ZAPOVEDNIK (Kamchatskij Kraj), 10 agosto — RIA Novosti. L’ulteriore rafforzamento delle sanzioni contro la Russia può essere interpretata come una dichiarazione di guerra economica, ha detto il primo ministro Dmitrij Medvedev in un incontro con il personale della riserva naturale dello stato Kronozkij.

"E in questa guerra sarà necessario rispondere — con metodi economici, metodi politici ed in caso di necessità anche con altri metodi. E i nostri amici americani questo lo devono capire", — ha detto, rispondendo alle domande del pubblico.

Medvedev ha sottolineato come le sanzioni in un modo o nell'altro influenzino l'economia del paese, tra cui il tasso di cambio.


Cento anni di pressioni con sanzioni


Il premier ha ricordato che le sanzioni nei confronti di Mosca sono state introdotte più volte nel passato.

"Il nostro paese negli ultimi 100 anni si è trovato in condizioni di costante pressione attraverso sanzioni. Per che cosa è stato fatto? Allo scopo di rimuovere la Russia dal novero dei forti concorrenti in campo internazionale", ha detto.

Secondo il Premier, la Russia si "discretamente evoluta" dall'inizio del XX secolo e, "nonostante le difficoltà del periodo sovietico ci sono stati periodi di rapido sviluppo, e questo a molti non è piaciuto", in primo luogo agli Stati Uniti e alla schiera dei loro alleati.

"Non è cambiato nulla, nemmeno oggi", — ha detto Medvedev

A titolo di esempio Medvedev ha portato la sleale concorrenza economica che gli Stati Uniti stanno cercando di introdurre in materia di forniture di gas russo verso l'Europa per vendere il proprio gas naturale liquefatto.

Il premier ha anche sottolineato che tali sanzioni e misure protezionistiche Washington le sta usnado anche contro la Cina.

"Questo, naturalmente, non piace ai cinesi, questo non piace a nessuno ed è nostro compito resistere a tutte queste misure", ha aggiunto Medvedev.


Un nuovo pacchetto di sanzioni antirusse

Washington il mercoledì ha annunciato l'introduzione di nuove sanzioni contro la Russia a causa del presunto uso, da parte russa, di armi chimiche nella città inglese di Salisbury. Il primo pacchetto, che entrerà in vigore il 22 agosto, prevede il divieto di esportare in Russia dispositivi elettronici e componenti a doppio uso, il secondo pacchetto che potrebbe entrare in vigore dopo 90 giorni, implica la riduzione del livello delle relazioni diplomatiche, il divieto di volare negli Stati Uniti per "Aeroflot" e la quasi totale cessazione delle esportazioni degli Stati Uniti in Russia. La Russia, come ha dichiarato il Dipartimento di stato, può evitare il secondo pacchetto di sanzioni, se garantisce il non utilizzo di armi chimiche in futuro.
ll Ministero degli Esteri russo ha definito i piani della casa Bianca di introdurre nuove sanzioni "combutta fra Stati Uniti e Regno Unito" e ha promesso una risposta “a specchio”.

Lincide di Salisbury

Nella città inglese di Salisbury il 4 marzo scorso sono rimasti avvelenati l’ex agente del GRU Sergej Skripal’ e sua figlia Julija. Londra ha accusato Mosca per l’avvelenamento ma non ha mai portato alcuna prova. La Russia ha sempre categoricamente negato alcun suo coinvolgimento. Mosca molte volte ha offerto di condurre un'indagine congiunta sull'incidente, tuttavia, Londra ha ignorato la proposta negando ogni contatto fra rappresentanti russi e gli Skripal’.
Il Ministero degli Esteri ha accusato la premier britannica Theresa May di essere bugiarda. La May ha affermato che il veleno degli Skripal’ è stato prodotto in Russia. Tuttavia nel laboratorio inglese di Porton Down questo è stato smentito. A metà maggio l'ex-agente del GRU ha lasciato l'ospedale, sua figlia dimessa a metà aprile. Lei ha dichiarato di voler tornare in Russia.




martedì 7 agosto 2018

10mo ANNIVERSARIO DEGLI EVENTI DELL’AGOSTO 2008 NEL CAUCASO


10mo ANNIVERSARIO DEGLI EVENTI DELL’AGOSTO 2008 NEL CAUCASO

Commento del Dipartimento Informazione e Stampa del MID della Russia


10 anni fa, nella notte tra il 7 e l'8 agosto 2008, il governo di M. Saakashvili, violando gravemente gli accordi internazionali sulla soluzione pacifica del conflitto georgiano-osseto, lanciava un'operazione militare su vasta scala contro l'Ossezia meridionale,

L’aggressione contro Zchinvali - riconosciuta dalle parti in conflitto - era totalmente immotivata. In conformità con l'accordo di Sochi del 1992 tra Russia e Georgia, la sicurezza in Ossezia del Sud era assicurata dalle forze di pace congiunte (tre battaglioni - dalla Russia, dall’Ossezia del Sud e dalla Georgia). Operava anche una Commissione congiunta di controllo, composta dalle parti Russia, Georgia, Ossezia del Sud e Ossezia del Nord. Nonostante i ripetuti tentativi di Tbilisi di rivedere l'accordo, le forze di pace russe erano presenti, al momento del conflitto, in Ossezia del Sud nella pienezza della legalità nell’ambito delle risoluzioni riconosciute a livello internazionale di regolamentazione del conflitto. Così come dal 1992 si trovavano osservatori dell'OSCE.

Per quanto riguarda l'Abkhazia, questa è stata ufficialmente riconosciuta come parte nel conflitto nei documenti del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, in particolare in una delle ultime risoluzioni adottate su questo argomento - la 1808 In questo territorio, a fianco delle forze Collettive della CSI, stava operando una missione delle Nazioni Unite.

Nella notte del 7 agosto le forze armate georgiane iniziarono un imponente bombardamento di artiglieria della città di Zchinvali, che durò fino al mattino. Alla televisione georgiana intervenì il generale M. Kurashvili, che dichiarò che «la Georgia ha lanciato un'operazione per ristabilire l'ordine costituzionale nel territorio dell'Ossezia del Sud». Zchinvali venne circondata in tutto il suo perimetro dai sistemi di fuoco georgiani «Grad» e sottoposta a una raffica di bombardamenti della città, senza distinzione alcuna tra obiettivi militari e aree residenziali. L’8 agosto nella capitale della Ossezia del Sud, con un massiccio impiego di carri armati e veicoli blindati le forze armate di terra dell'esercito georgiano e le forze speciali del ministero dell'Interno georgiano entrarono in città.

Parallelamente le forze armate georgiane lanciarono un assalto al distaccamento delle forze di pace russe. Alla vigilia gli osservatori militari dalla Georgia avevano segretamente lasciato il loro posto nel quartier generale unificato delle forze di pace e dai posti di osservazione. L'8-10 agosto il battaglione di peacekeeping russo respinse almeno cinque attacchi georgiani. Dieci soldati della forza di pace russa vennero uccisi ed una quarantina feriti. Edifici e attrezzature posizionate nel territorio della città furono quasi completamente distrutti.

Anche Zchinvali ha sofferto seriamente a causa degli attacchi georgiani. La maggior parte delle case furono parzialmente o completamente distrutte. Le strutture municipali vitali della città, le imprese industriali furono colpite. Diversi villaggi adiacenti a Zchinvali furono distrutti.

Data la continua minaccia diretta alle vite di cittadini russi in Ossezia del Sud, la leadership russa decise di avviare un'operazione volta a costringere la parte georgiana alla pace.
L'ovvietà dell'aggressione georgiana è stata successivamente confermato ufficialmente, in particolare, nel rapporto della Commissione internazionale d'inchiesta sulle cause del conflitto nel Caucaso, creato sotto gli auspici dell'Unione europea e guidata dalla svizzera H. Tagliavini. Il rapporto è stato pubblicato nell'autunno del 2009.

La partecipazione delle truppe russe al respingimento dell'attacco all’Ossezia del Sud era legittimo, in attuazione del diritto alla legittima difesa sancito, in particolare, dall'articolo 51 dello Statuto delle Nazioni Unite.

Le ragioni di questa sono apparse alla Federazione Russa in seguito all’attacco su larga scala della Georgia alle unità di pace delle Forze Armate della Federazione Russa che si trovavano in Ossezia del Sud legalmente e con il consenso della Georgia. In conformità con il citato articolo della Carta delle Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite era stato informato dalla parte russa della realizzazione del suo diritto all'autodifesa.

L'operazione militare russa perseguiva un unico obiettivo: fermare l'aggressione della Georgia ed impedire la possibilità che gli attacchi venissero ripetuti. La sua organizzazione e condotta furono strettamente proporzionali alla minaccia rappresentata dalla Georgia. A conclusione delle operazioni, unità operative militari delle Forze armate russe furono ritirate dal territorio della Georgia nell'ottobre del 2008, in conformità con i Principi della Composizione (del conflitto ndt) elaborati dal Presidente della Russia Dmitrij Medvedev e dal Presidente francese Nicolas Sarkozy (questo documento viene spesso erroneamente definito come «L'Accordo di cessate il fuoco»), E accordi di precisazione datati 8 settembre 2008.

In data 26 agosto 2008 la Russia ha riconosciuto l'indipendenza dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia, basandosi sulle disposizioni della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1970 sui principi del diritto internazionale concernenti le relazioni amichevoli tra gli Stati, sull'Atto finale di Helsinki della CSCE del 1975 e di altri strumenti internazionali fondamentali. L’attacco all’Ossezia del Sud, la preparazione di un'azione simile contro l'Abkhazia che furono il culmine di anni di politica violenta di Tbilisi nei confronti di questi popoli, hanno lasciato loro un’altra scelta volta a garantire loro sicurezza e il diritto di esistere attraverso l'auto-determinazione come Stati indipendenti.

Riconoscendo l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia, la Russia si è assunta la responsabilità non solo della loro sicurezza, ma anche del loro successo nello sviluppo di paesi moderni, democratici, socialmente ed economicamente prosperi. Il 9 settembre 2008 sono state stabilite relazioni diplomatiche con le due Repubbliche ed il 17 settembre 2008 sono stati firmati i Trattati di Amicizia, Cooperazione e Assistenza reciproca, che sono diventati la pietra angolare della nostra attiva cooperazione.

L'8 settembre i Presidenti di Russia e Francia hanno approvato un documento sull'attuazione del piano di pace del 12 agosto, che concretizza i sei principi della risoluzione del conflitto. Il 15 ottobre 2008, a Ginevra, si aprì un nuovo format internazionale per il Caucaso meridionale – dialogo internazionale sulla sicurezza e la stabilità nella regione Transcaucasica. Questo formato ha sostanzialmente rafforzato le nuove entità politiche e giuridiche emerse nella regione dopo il respingimento dell'avventura militare georgiana, poiché qualcuno vorrebbe presentare la questione in un altro modo. Alle riunioni di Ginevra partecipano su base paritaria ed a parità di condizioni rappresentanti di Abkhazia, Georgia e Ossezia del Sud, così come UE, OSCE, ONU, Russia e Stati Uniti come direttamente coinvolti prima della sua costituzione ed interessati alla stabilità e alla sicurezza nel Caucaso meridionale. Le tre organizzazioni internazionali citate, come concordato dai partecipanti, co-presiedono contemporaneamente le discussioni di Ginevra.

La principale lezione dei tragici eventi del 2008 - un altro promemoria sul fatto che l'uso della forza per risolvere dispute e conflitti internazionali è privo di significato e controproducente. Soprattutto quando si tratta di una sfera così complessa e delicata come le relazioni interetniche: ogni violenza qui conduce alle conseguenze più dolorose e talvolta irreparabili. Gli sforzi della Russia nel Caucaso meridionale in tutti questi anni mirano a ripristinare il dialogo e un processo negoziale complessivo tra la Georgia, da un lato, e l'Abkhazia e l'Ossezia meridionale, dall'altro. Il primo passo nella giusta direzione potrebbe essere la firma di accordi sul reciproco non-uso della forza. Ci aspettiamo prevalga il buon senso.






lunedì 6 agosto 2018

Giornalisti in Ucraina uccisi e messi in prigione a causa della verità



Giornalisti in Ucraina uccisi e messi in prigione a causa della verità
Zachar Vinogradov, commentatore RIA Novosti

Domani, 6 agosto, sarà il quarto anniversario della morte del fotoreporter Andrej Stenin, morto nel Donbass in circostanze poco chiare. La triste data quasi si sovrappone alle altre. In questo stesso giorno a Kiev sarà considerata la richiesta di rinnovo dell’arresto del Redattore capo del portale RIA Novosti Ucraina, Kirill Vyshinskij ed il 9 agosto si terrà l’udienza del Tribunale per gli imputati dell'omicidio del giornalista e scrittore Oles’ Byzina.
Tutte queste date uniscono non solo la geografia del luogo di eventi, ma soprattutto – la responsabilità, diretta o indiretta, del regime ucraino.

Agosto 2014

In quei giorni con Kirill eravamo andati a Donezk per lavoro – io della nostra redazione di Mosca, lui da RIA Novosti Ucraina. Viaggiavano nella guerra civile come normali passeggeri di un treno Kiev - Donezk. Allora era ancora possibile: tra i due centri belligeranti come se nulla fosse accaduto il treno faceva la spola. Ora questo mi sembra assurdo - una linea ferroviaria ordinaria poteva attraversare la linea del fronte ed essere lì dove le forze Armate dell'Ucraina sparavano con un fuoco di sbarramento sui quartieri residenziali. La guerra era guerra ed il treno era in orario.
A Donezk eravamo andati ad ispezionare uno dei quartieri della città, che giorni prima era stato sottoposto ad un pesante fuoco di artiglieria (ucraina ndt). Sul posto abbiamo trovato condomini con appartamenti forati di proiettili come fossero stati scoperchiati: letti disfatti, cucina rotte e lettini di bambini intatti …
A Donezk, Kirill e io arrivammo con lo stesso obiettivo, assolutamente giornalistico, di sapere, di vedere in prima persona cos'è una vera guerra civile, di parlare con la gente - sia quelli che sono in guerra sia quelli che mandano alla morte. Quindi abbiamo scritto articoli per le nostre pubblicazioni. Ora, come mi dicono i colleghi ucraini, quel viaggio di lavoro è servito a Kirill Vyshinskij per "cucirli” addosso la qualifica di terrorista. Cazzate, folle invenzione di una fantasia malata della SBU (SBU Servizi ucraini ndt).
Poi, essendo a Donezk, abbiamo appreso che del nostro collega, il fotografo corrispondente Andrej Stenin, non si avevano più notizie della sua presenza nella zona di combattimento. I nostri tentativi di sapere qualcosa a Donezk non avevano avuto successo, c'erano voci secondo cui un gruppo di giornalisti sarebbe stato catturato dai radicali di destra che partecipano alla cosiddetta operazione antiterrorism0. Allora casi come questi erano piuttosto frequenti.

Provare ad andarli a cercarli era possibile solo da Kiev, per questo interrompemmo subito il viaggio, dato che lo stesso treno passeggeri con il quale arrivammo sarebbe ritornato nella capitale ucraina. Tutti i nostri tentativi attraverso amici, conoscenti, fonti delle forze dell'ordine e servizi speciali di trovare tracce di Stenin si sono dimostrati inefficaci. Nessuno sapeva niente. O così hanno presentato la questione a noi.

Ma c'era una speranza che Andrej fosse ancora vivo, che si trovasse in qualche cantina adattata dai radicali a prigione, c'era la speranza che lo avremmo ritrovato aiutandolo a uscire da questo orrore. Ma tutto fu invano

La prima notizia sulla morte di Stenin è stata riportata dall’ex deputato e successivamente curatore del sito scandaloso "Mirotvorec" Anton Geraschenko. Peraltro non l’ha nemmeno detto, li ha lasciato intendere in una conversazione con un corrispondente di RIA Novosti Ucraina.

Sbottò così all’improvviso affinché non cercassimo Stenin, e inutilmente non ha mobilitato le forze dell'ordine, dicendo che non era vivo. Poi, quando gli abbiamo chiesto di dirci di più, ha cercato di rimangiarsi le parole. Ma le sue rivelazioni sono state registrate su un registratore e alla fine ha dovuto ammettere che il nostro collega era morto. Come e perché è rimasto sconosciuto, così come Gerashchenko abbia appreso per la prima volta questo ..

Dopo un paio di settimane, già a Mosca, ho intensamente osservato le fotografie di Stenin, in particolare quelle che aveva dedicato al Majdan ed al conflitto nell'est del paese. La fotocamera cattura solo ciò che sta accadendo: i dettagli, l'angolatura, la gente, ma nelle mani di Stenin lui era animato a trasmettere quello che importava di più al fotoreporter, il dolore, l'indignazione, la curiosità. Questo è un dono raro per il foto corrispondente - riflettere i sentimenti che riprende. Ed ancora, come adesso mi sembra che in queste immagini 2014 si intravveda una sorta di destino, un presagio della sventura.

Aprile 2015

Un altro viaggio di lavoro a Kiev è stata come sempre pieno di incontri, nuove conoscenze, colloqui su come vive, in condizioni di forte nazionalismo, la capitale dell'Ucraina. La mattina del 16 aprile 2015 mi ha chiamato un collega, la notizia colpiva come un colpo d’ascia: solo che le notizie riferivano - ucciso un nostro collega, lo scrittore e pubblicista Oles’ Buzina.
Con Buzina ci conoscevamo sin prima della guerra (di Ucraina ndt). Era onesto, sincero e caloroso. In lui tutto questo, come in ogni persona di talento, ce n’era molto. E per la sua onestà, senza compromessi, era diventato ripetutamente bersaglio di attacchi da parte dei radicali. E sapeva come difendersi - sia in una polemica che in una rissa.
Quel giorno semplicemente si era deciso di ucciderlo all'ingresso della sua casa
E ' stato davvero uno scrittore di talento, con uno stile ed una lingua originali. Ora questo si può dire apertamente — c’è stato un momento in cui a Oles hanno proposto di diventare capo redattore del portale RIA Novosti Ucraina. All'inizio ha accettato ed anche iniziato a lavorare, ma poi, ripensandoci, dopo aver ponderato il tutto attentamente, ha reclinato la proposta. Le ragioni erano diverse - , in primo luogo, aveva grandi progetti creativi, in secondo luogo non voleva essere coinvolto nella continua disputa su chi ha ragione e chi ha torto per ciò che accade nella sua Patria. Al posto di Oles redattore capo fu nominato Kirill Vysinskij. Ora Oles’ è stato ucciso e Kirill è in prigione.

Luglio 2018

Nessuno ha richiamato l'attenzione sulla strana coincidenza di date, può essere, solo che mi sono scoraggiato. Il 13 luglio di quest'anno, Oles’ Buzina avrebbe compiuto 49 anni. Ed esattamente lo stesso giorno il tribunale di Kherson ha prolungato l’arresto di Kirill di altri 60 giorni.

Quello di cui viene accusato Kirill è ridicolo ed assurdo. Per quanto ne so dai racconti colleghi ucraini, che hanno assistito agli interrogatori, si parla di pubblicazioni di inizio 2014, quando Kitill ancora non era stato nominato redattore capo. Ma anche fosse cosa cambierebbe, perché per la pubblicazione di un punto di vista diverso da quella del potere si può essere accusati di alto tradimento? Come si può giudicare un giornalista che ha solo fedelmente svolto il proprio lavoro - è stato sui luoghi degli eventi ed ha scritto su questi così come li capiva e li ha visti?
Tutto ciò che sta accadendo a Kirill Vyshinskij è un calcolo freddo e la tecnologia politica
l presidente ucraino Petro Poroshenko ha deciso di candidarsi per un secondo mandato. Ha deciso molto tempo fa ed iniziato i preparativi invisibili e segreti per le elezioni nell'estate 2017. Fu allora, come ora è diventato chiaro come i servizi iniziarono a seguire Vyshinskij. Poi le persone di Poroshenko nella SBU e del GRU (servizi ucraini) hanno iniziato a progettare le provocazioni contro Nadezhda Savchenko con l’accusa al pilota di aver organizzato un omicidio dei deputati della Verkhovna Rada e del capo dello stato. Nell’agosto del 2017, per un articolo sui media russi è stata arrestata anche la giornalista di Zhytomir Vasilj Muravizkij. Nello stesso momento è iniziata la sorveglianza del caporedattore della pubblicazione indipendente ucraina "Strana.ua" Igor Guzhva.

Tutto questo è avvenuto con un unico obiettivo: preparare una serie di eventi politici risonanti per creare l'impressione nell'elettorato che esistano nemici, spie e "Agenti del Cremlino" tutt'intorno e per questo sia necessario unirsi attorno al "padre del popolo" Petro Poroshenko o dichiarare la legge marziale e l’annullamento delle elezioni.
Ed ecco che ora il mio amico e collega Kirill Vyshinskij è entrato in questo tritacarne. Perché proprio lui? Ma perché era troppo fastidioso per la verità e per i discorsi chiari su ciò che sta accadendo in Ucraina pubblicati sul portale che dirige.
Questa è oggi l’Ucraina per i giornalisti di talento, condivide la sorte - o essere uccisi, come Stenin e Buzina, o essere in prigione, come Vyshinskij.



sabato 4 agosto 2018

#FreeMariaButina




Diplomatici russi hanno fatto visita a Butina arrestata negli USA 

WASHINGTON, 3 agosto – RIA Novosti. Personale dell'Ambasciata russa ha fatto visita a Marija Butina, arrestata negli Stati Uniti, si legge in un commento della missione diplomatica.

"Da 19 giorni la Butina si trova in carcere con false accuse. Marija con difficoltà tenta di adattarsi. Della salute non si lamenta, ma il suo appello per una visita odontoiatrica è stato ignorato" - hanno riferito diplomatici.

All’Ambasciata viene sottolineato che la Butina "ha possibilità di effettuare telefonate", tuttavia sinora non è riuscita ad avere un contatto con i suoi genitori - l'amministrazione penitenziaria fa riferimento a dei problemi tecnici. Ambasciata monitora la situazione.

I diplomatici hanno anche affermato che la cittadina russa ringrazia per il sostegno dei suoi amici, parenti e tutti coloro che credono nella sua innocenza, che è fermamente decisa a far valere.

“L’affare” Butina


Marija Butina è stata arrestata in luglio. E’ accusata di operare come agente di un governo straniero senza registrazione del Ministero della Giustizia degli Stati Uniti, in realtà nell’attività di agente straniero.


Rischia fino a 15 anni di carcere. La Butina ha affermato in tribunale la sua innocenza.

A Mosca le accuse sono definite inverosimili. L'avvocato della Butina ha sottolineato come lei non abbia commesso nulla di illegale e la presenza negli stati UNITI è pienamente spiegata dalla frequenza all'università alla facoltà  di "Relazioni Internazionali".

Il portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo, Marija Zacharova, aveva in precedenza sottolineato come la Butina sia stata arrestata subito prima dell’incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump ad Helsinki allo scopo di per ridurre al minimo l'effetto positivo del vertice. L'impressione è che l'FBI esegua un ordine politico e le accuse alla Butina sono un arrampicarsi sugli specchi, ha aggiunto un diplomatico.




venerdì 13 luglio 2018

COMMENTO DEL MID DELLA RUSSIA SUL SUMMIT NATO DI BRUXELLES




Commento del Dipartimento Stampa e informazione del MID della Russia a riguardo del summit NATO di Bruxelles 


A Mosca, ovviamente, viene seguito l'andamento del vertice dell'Alleanza atlantica di Bruxelles. Le sue decisioni saranno attentamente analizzate sotto il profilo delle conseguenze per la sicurezza europea. Le dichiarazioni pubblicate sinora permettono di concludere che la NATO non è ancora interessata ad una valutazione obiettiva delle vere cause del degrado della situazione della sicurezza Euro-Atlantica e preferisce guardare il mondo attraverso il prisma stereotipato della «guerra fredda».

La Russia viene accusata di aumentare la tensione nei confronti dell’alleanza Euro-Atlantica e con questo pretesto unità militari stanno intensificando la propria attività anche nelle regioni un tempo pacifiche del mar Baltico e del Nord Europa. Constatando l'instabilità nella regione MENA (ndt Middle East and North Africa) ed arrivando di lì minacce, ma anche esprimendo preoccupazione per l'aumento del terrorismo internazionale, la NATO se non si rende conto che ciò è il risultato diretto delle avventure militari dei membri dell'alleanza.

Tutti i tentativi di falsare il tutto incolpando la Russia, sono assolutamente goffi. Questo non è altro che il desiderio, visibile ad occhio nudo, di giustificare le proprie azioni. Così la NATO collocandosi come alleanza difensiva, in realtà intensifica l’acquisto di armi offensive. Le dichiarazioni sull'importanza della prevenzione dei rischi di incidenti non intenzionali sono accompagnati da un massiccio aumento di manovre militari vicino ai confini russi, gli appelli al mantenimento del dialogo nell'ambito del Consiglio NATO-Russia – con l'espulsione dei nostri diplomatici ed il rifiuto del dialogo tra militari. Spiegando l'incremento dei bilanci della difesa con il pretesto di una modernizzazione delle Forze Armate della Russia, gli alleati preferiscono non rivelare che il valore totale delle loro spese militari è di molte volte superiore a quelle russe costituendo oltre la metà della spesa mondiale per armamenti. Infine la ripetizione infinita e l'invenzione di nuove infondate accuse non cambiano la realtà nella quale non è la Russia, ma la NATO ad avvicinare i propri sistemi militari ai nostri confini.

Da ogni dove risuonano le parole di una «riduzione» della NATO e la prontezza nel proteggere le popolazioni dalle minacce «in tutte le direzioni». In pratica l'alleanza ricrea l'atmosfera del periodo del confronto tra i blocchi, dove sembra sentirsi molto più comoda rispetto ad un ordine mondiale multipolare. Parte integrante di questa linea è la restaurazione, con ogni inverosimile pretesto di una politica di «contenimento» politico-militare della Russia. Questo determina meccanicamente anche il desiderio di espansione del blocco che non rafforza la sicurezza, ma acuisce le linee di divisione ed intensifica le tensioni in Europa. Il forzato risucchio della Macedonia nella NATO conferma solo che la politica delle «porte aperte» è diventata fine sé stessa ed uno strumento per un ampliamento dello spazio geopolitico.

In realtà, si tratta di una cosa sola – il raggiungimento della supremazia militare. I tentativi di «rompere lo steccato» del moderno mondo globalizzato è destinato a fallire, poiché né i singoli Stati od anche unioni di Paesi non sono in grado di far fronte, da soli, alle minacce transfrontaliere. Contiamo che la crescente consapevolezza dell’inutilità dell’isolamento della Russia e le urgenti necessità di garantire la sicurezza alla fine porteranno l’alleanza a comprendere la necessità di abbinare gli sforzi su una solida base del diritto internazionale, per contrastare efficacemente le sfide comuni. E che il principio della indivisibilità della sicurezza deve essere rispettare non solo nei rapporti tra alleati.

In questo contesto annotiamo nella dichiarazione gli impegni del vertice dei paesi membri dell'Alleanza per lo Statuto delle Nazioni Unite ed il desiderio di seguire i loro impegni internazionali, tra cui il Fondamentale Atto istitutivo NATO-Russia del 1997. 

Speriamo che queste assicurazioni siano finalmente supportate da passi concreti.