mercoledì 6 marzo 2013




Alla Duma di Stato si discutere di un divieto totale per le adozioni straniere di bambini russi

Non è ancora risolto il problema del 33mo bambino russo che vuole essere adottato da una famiglia americana. Oggi Svetlana Agapitova Ombudsman per i diritti dei bambini a San Pietroburgo ha detto ai giornalisti circa i problemi che possono insorgere dopo l'introduzione della legge di Dima Yakovlev. Il fatto è che in Russia, secondo le statistiche, ci sono 128.000 orfani e le famiglie che sono disposte ad adottarne uno dall'orfanotrofio in tutto 18 mila.
Inoltre, attualmente alla Duma di Stato stanno attivamente discutendo il divieto assoluto di adozioni internazionali dei bambini russi. Nel frattempo, nel 2013, 58 bambini hanno trovato una nuova casa in Italia, 11 bambini sono andati in Finlandia e tre adottati in Nuova Zelanda. Secondo Svetlana Agapitova dovrebbe essere preso in considerazione dalla legge ogni singolo caso, come ad esempio il 33mo bambino atteso da una famiglia negli Stati Uniti. 

Svetlana Agapitova Ombudsman per i diritti dei bambini a San Pietroburgo:

«Abbiamo inviato le richieste, ovunque è possibile, in particolare, al Ministero della Pubblica Istruzione. Si deve decidere che cosa accadrà dopo a questi bambini. Inoltre, ci chiamano le madri dall'America che volevano adottare i nostri figli per confermare la loro decisione». 
A sua volta, il Ministero della Difesa offre una soluzione al problema degli orfani. Fare riferimento alla pratica che esisteva in Russia prima della rivoluzione. Ai bambini senza genitori viene offerto di frequentare una scuola militare in speciali internat.
Hanno in mente al Ministero della Difesa una sorta di Scuola Suvorov. Gli studenti potranno viverci, indossare una divisa e imparare programma con inclinazione militare sotto la direzione di ufficiali. L'iscrizione in tali scuole sarà completamente volontaria. Come garantisce il Ministero, in questo periodo molti orfani hanno già espresso il loro interesse per le questioni militari.



 

 Il Patriarca scrive al Papa emerito Benedetto XVI

Il primo marzo 2013 il Patriarca di Mosca e tutta la Rus’ Kirill ha inviato un messaggio al Papa emerito Benedetto XVI

A Sua Santità Benedetto XVI
Papa emerito di Roma

Santità,
in questi giorni per Ella particolari vorrei esprimere i miei sentimenti di stima e amore fraterno in Cristo.
La decisione di lasciare la cattedra di vescovo di Roma, da Ella annunciata con semplicità e umiltà l’11 febbraio di quest’anno, ha suscitato una forte eco nel cuore di milioni di cattolici.
Abbiamo sempre sentito consonanza con la coerente posizione della Santità vostra, aliena da ogni compromesso nelle questioni relative alla fede e segnata dalla fedele sequela della viva Tradizione della Chiesa. In un’epoca in cui l’ideologia del permissivismo e del relativismo morale cerca di escludere dalla vita delle persone i valori morali, Ella ha levato la propria voce con coraggio a difesa degli ideali evangelici, della dignità dell’uomo e della sua vocazione alla libertà dal peccato.
Ricordo con affetto i nostri incontri prima della Sua elezione alla cattedra di Roma. Negli anni del Suo ministero un impulso positivo hanno avuto i rapporti tra le nostre Chiese, che hanno una grande responsabilità per la testimonianza di Cristo crocifisso e Risorto al mondo. Spero sinceramente che i buoni rapporti di fiducia reciproca, stabilitisi con la Sua attiva partecipazione tra ortodossi e cattolici, continuino a svilupparsi sotto il Suo successore.
Voglia accogliere i miei fervidi auguri di salute, lunghi anni di vita e il sostegno del cielo nelle Sue opere teologiche e nella preghiera.
“Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace” (Rom 15, 13).
Nell’amore del Signore,

+ Kirill,
Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’
 https://mospat.ru/ru/2013/03/01/news81991/

martedì 5 marzo 2013


Una notte con i senzatetto di Mosca


4 marzo 2013 Stefania Zini, dall'edizione cartacea di Russia Oggi

Reportage per le strade della capitale, alla vigilia di Natale, a bordo dell'autobus di volontari del Servizio Ortodosso di Aiuto “Miloserdie” (Misericordia). Le testimonianze di chi non ha più niente e di chi li aiuta


Era la sera della Vigilia del Natale ortodosso. Nel centro di Mosca, in un vicolo tranquillo dietro la stazione ferroviaria Kursky, all’improvviso rieccheggiò una voce femminile: “Buon Natale!”.

Articolando a malapena le parole, una donna sdentata di quarant’anni circa gridò il suo saluto, sventolando un mazzo di garofani intirizziti. Era vestita in modo bizzarro: indossava un cappotto liso e sporco, troppo lungo e troppo stretto, evidentemente non della sua taglia e calzava degli scarponi in pelo che a prima vista ricordavano gli “unty” , stivaloni tipici in pelo. Attraversò la strada, trascinando a stento le gambe appesantite, seguita da un gruppetto eterogeneo di uomini e donne dall’aspetto rassegnato.

Quindici o venti visi stanchi, arrossati e rigonfi per il freddo, o forse per quanto avevano bevuto durante la giornata, arrancavano in fila indiana verso un autobus con le porte aperte parcheggiato lì vicino. Anche in quella sera di festa, come ogni notte durante l’inverno, la squadra di turno del Servizio Ortodosso di Aiuto “Miloserdie” (Misericordia) preparava l’Autobus “Miloserdie” ad accogliere i senzatetto della capitale.

Essi si ritrovano sempre lì, certi che il personale del Servizio darà per tutti una tazza di the caldo, un po’ di cibo e qualche parola di conforto. Poi, mentre l’autobus percorre il solito giro delle stazioni ferroviarie moscovite in cerca dei loro infelici compagni di sventura, in esso i senzatetto possono rifocillarsi e dormire al caldo fino al mattino successivo ad una sola condizione: stare seduti tranquilli, non bere alcolici e non dire parolacce. 

La signora dalla voce squillante con il mazzo di garofani in mano si avvicinò per prima all’addetto, gli consegnò i fiori insieme a un foglietto spiegazzato e bisunto, scoppiando in singhiozzi: l’avevano appena dimessa dall’ospedale, ma la sua gamba continuava ad essere infetta e non sapeva proprio dove andare.



La seguiva un ragazzo con due lividi violacei stampati proprio sugli zigomi, a raccontare la sua storia disperata. Originario di San Pietroburgo, era giunto a Mosca in cerca di lavoro e da più di sei mesi girava per la capitale con le stampelle: facendo a botte, si era slogato un ginocchio ed ora non sapeva come tornare a casa. L’addetto al Servizio “Miloserdie” ascoltava tutti pazientemente, aiutandoli tutti a salire i gradini dell’autobus, uno ad uno, anche quelli che non vollero raccontargli i propri dispiaceri, come per esempio un nonnino dal carattere chiaramente taciturno, dal buffo soprannome “Eghik” (Piccolo riccio). 

Tra i senzatetto moscoviti, Eghik è una vera e propria leggenda; lo conoscono tutti, ma di lui si sa pochissimo, anche se da più di dieci anni vaga tra le cantine, gli androni e le stazioni della città.
Alla fine tutti si sedettero nell’autobus al calduccio: in quel momento solo il rombo del motore ancora freddo – la temperature era abbondantemente sotto lo zero – rompeva il silenzio tipico di un giorno di festa. Anche all’interno dell’autobus regnava finalmente la pace. Molti dei senzatetto, esausti per la prolungata desolazione e la brutalità della vita di strada, si rilassarono avvolti dal calore di questo rifugio temporaneo su ruote e si addormentarono immediatamente. 

In altri la fame vinse la stanchezza. Questi cominciarono a masticare rumorosamente le salsicce fumanti che gli addetti distribuivano insieme a biscotti e halva, un dolce nutriente a base di pasta di semola. Mangiavano avidamente, senza dimenticarsi dei compagni seduti accanto, con cui dividevano qualche boccone.

Seduta in un angolino, osservavo questo spettacolo estremamente insolito, quando, una signora, ormai sazia, mi si sedette vicino e iniziò a raccontare la sua storia, in un inglese a dir poco perfetto. Ucraina di origine, aveva frequentato una scuola specializzata, aveva viaggiato in Europa e visitato tre volte l’Inghilterra. Raccontava tutto con una tale dovizia di particolari che temevo non si fermasse più.
Letteralmente scioccata dal suo inglese fluente che strideva in quell’ambiente degradato, le chiesi come avesse fatto a restare senza nulla, senza una dimora, quando avrebbe potuto essere una brava insegnante o traduttrice, guadagnare, avere, insomma, una vita normale. La donna si chiuse in sé stessa, abbassò gli occhi e cominciò a rispondere in modo alquanto confuso, usando la lingua russa: senza un passaporto, disse, in Russia non si trova lavoro e lei lo aveva perso tempo fa. A Mosca era stata portata misteriosamente dagli zingari. Chi fosse o cosa facesse nella vita in Ucraina è rimasto un suo segreto.

In lingua russa un senzatetto viene comunemente chiamato “Bomgh”, un’abbreviazione che tradotta significa “senza fissa dimora”. Meglio però usare il termine “bezdomny”, che significa letteralemte “senza casa”. “Bomgh” è un sostantivo che marchia una persona in modo definitivo, mentre l’aggettivo “bezdomny” indica una condizione temporanea che chiunque può cambiare per diventare nuovamente “domashny”, ciò “casalingo”. Ecco quindi che un “bezdomny” non ama in genere parlare del propria passato. Potrebbe non voler tornare alla vita di prima, anche se fosse possibile, perché, evidentemente, non era una bella vita. Nessuno infatti scappa dal bene. 



L’autobus, intanto, si era avviato lungo il suo tragitto e un’altra signora aveva cominciato a raccontare tra le lacrime di come, la notte precedente, alcuni polizioni l’avessero picchiata, a suo dire senza motivo, ricacciandola nel gelo notturno dallo scantinato in cui si era rifugiata. Tuttavia, per qualche recondito motivo, l’essere vittima di possibili soprusi da parte di qualsiasi sconosciuto, era per lei più sopportabile che vivere con le figlie sugli Urali, o col figlio, ufficiale della Marina russa a Murmansk. Non perché non amasse i propri figli, ammise poi; al contrario le mancano molto, ma non si sentiva in diritto di disturbarli, perché “avevano già i loro problemi”. E scoppiando nuovamente in lacrime tornò ad occupare il suo posto. 

Era ormai Natale e tutti gli ospiti dell’autobus, senza eccezione, erano sprofondati in un sonno ristoratore. Gli addeti del Servizio di Aiuto “Miloserdie”, continuarono senza sosta fino a mattino inoltrato a setacciare Mosca, passando da una stazione all’altra, angoli e sottopassaggi, dove generalmente si riparano i senzatetto. Quella della Vigilia è stata una notte tranquilla: fortunatamente nessuno dei senzatetto incontrati aveva avuto bisogno di un pronto aiuto e non vi erano state chiamate d’emergenza. Nonostante ciò, purtroppo, non potremo mai sapere se tutto popolo sofferente di destini spezzati, vagante ai margini della vita, sia riuscito a sopravvivere a quella fredda notte natalizia moscovita.

Il reportage e le interviste sono state pubblicate in versione ridotta sull'edizione cartacea di "Russia Oggi" del 28 febbraio 2013











 

Chi vive felice in Russia?

  

I russi sono soddisfatti delle loro condizioni di vita come mai prima,- a tale conclusione sono giunti i sociologi del Centro russo per lo studio dell’opinione pubblica - VZIOM. L’ottimismo di massa appare particolarmente sorprendente nel contesto del fatto che la vita nel Paese sta rincarando impetuosamente.

Dice Valery Fedorov, direttore generale del Centro russo per lo studio dell’opinione pubblica:
Dall’inizio del 2012 fino all’inizio del 2913 è un periodo in cui sono stati registrati i più alti indici di soddisfazione della vita tra i russi negli ultimi otto anni. Ciò non significa affatto che tutti sono contenti e non c’è nulla di cui sognare. No, ci sono ancora non poche persone che non sono contente della loro vita. Ma il rapporto tra i soddisfatti e i non soddisfatti, il dislivello tra la quota delle risposte positive e quella delle risposte negative quest’anno risultano i più alti negli ultimi otto anni.
Secondo gli psicologi, una società contenta è innanzitutto un segno della stabilità finanziaria ed economica di uno Stato. Poiché la miseria si ripercuote negativamente non solo sulla capacità dell’uomo di scegliere le priorità giuste nella vita ma anche genera il disappunto generale e gli stati di depressione. Lo hanno rilevato anche gli studi che ha condotto lo VZIOM: attualmente i russi hanno cominciato a dimostrare una maggiore certezza della loro stabilità finanziaria. È interessante notare che lo si deve non all’aumento degli stipendi e alla riduzione dei prezzi. L’anno scorso ha registrato un ulteriore aumento del tasso di inflazione – quasi del 6,5 %. Di conseguenza è notevolmente rincarato il carrello della spesa – in media di 2600 rubli, ossia oltre del 7 % annuo.
Tutto ciò mentre solo cinque anni fa il quadro era del tutto diverso,- prosegue Valery Fedorov. Il maggiore rincaro della vita è avvenuto nel periodo dal 2008 al 2009, il che deve innanzitutto alla crisi economica mondiale.
Oltre all’attuale soddisfazione della vita i russi sono diventati anche più felici. Che cosa è la felicità? Chi nel nostro Paese si sente felice e perché? Nello studio condotto dal VZIOM si constata che la sensazione della felicità presso i nostri cittadini è legata innanzitutto al benessere della famiglia. Un terzo degli interpellati trovano gioia nei figli e nipoti, un po’ meno – sono felici del fatto che hanno una persona amata, che sono sani. Il 9 % sono felici di avere un buon lavoro, la possibilità di autorealizzarsi. In totale, quasi l’80 % dei russi si considerano felici. Come vediamo, attualmente la felicità all’interno della società si misura non sulla quantità di denaro a disposizione, ma sui valori inestimabili.

http://italian.ruvr.ru/2013_03_05/Chi-vive-felice-in-Russia/

lunedì 4 marzo 2013



Gli orfani russi adottati da stranieri, riceveranno la cittadinanza russa in maniera semplificata 

In una riunione ordinaria della Commissione per la scienza, la politica dell'istruzione, della cultura e informazione del Consiglio della Federazione, sono stati esaminati in prima lettura gli emendamenti presentati dalla Duma di Stato alla legge "Sulla cittadinanza della Federazione russa". 

In particolare, il disegno di legge si propone di concedere agli orfani russi adottati da cittadini stranieri, il diritto di ottenere la cittadinanza russa attraverso una procedura semplificata, al raggiungimento della maggiore età. Nel vaso in specie, la cittadinanza russa viene concessa senza rispettare alcuni requisiti come la conoscenza della lingua russa o il possedere una legittima fonte di sostentamento 

Si propone di estendere questa regola ai bambini russi adottati dopo il 1 gennaio 1992. Il Membro del Comitato Gennadij Savinov ritiene necessario ampliare il sopracitato elenco per includere non solo gli orfani, ma tutte le persone che hanno vissuto da bambino o studiato nel nostro paese. Il Primo Vicepresidente del Comitato per la scienza, l'istruzione, la cultura e l'informazione politica Viktor Kosourov propone di sostenere la ratio del disegno di legge, con le successive modifiche.





 



KERRY HA PROMESSO A LAVROV DI ACCERTARE LE RESPONSABILITA’ NELLE QUESTIONI DELLE ADOZIONI


Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha avuto un colloquio con il Segretario di Stato americano John Kerry




Il Segretario di Stato americano, John Kerry ha promesso di adottare le misure necessarie per garantire la trasparenza e la responsabilità nelle adozioni di bambini russi negli Stati Uniti. Ha dichiarato questo durante colloqui con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.
"Abbiamo discusso i problemi delle adozioni di bambini russi. John Kerry ha riconosciuto che questi problemi non sono inverosimili ma sono reali ed ha assicurato che personalmente adotterà tutte le misure necessarie per assicurare alla nostra parte piena trasparenza e responsabilità da parte degli Stati Uniti in questo ambito" ha detto Lavrov al termine della riunione mercoledì 27 febbraio.
"Penso che questa sia una dichiarazione molto importante. Lavoreremo per garantire che queste parole siano tradotte in azioni" ha detto il responsabile del Ministero degli Esteri russo.
In precedenza il resposabile del Ministero degli Esteri russo in materia di diritti umani, democrazia e dello Stato di diritto, Konstantin Dolgov aveva riferito che la questione chiave nei colloqui con Lavrov sia diventata la questione della morte di Maksim Kuzmin.
Ad oggi, ha detto, è noto che i risultati dell'autopsia hanno rivelato e non vi è motivo di credere che il bambino sia morto in seguito a trattamenti disumani. Tuttavia, l'indagine è in corso e fino a prova contraria, esiste la presunzione di innocenza.
La questione delle adozioni di bambini russi da parte di cittadini americani ha ricevuto un nuovo sviluppo dopo il caso della morte negli Stati Uniti del bambino di tre anni Maksim Kuzmin. Le prime informazioni circa l'incidente sono apparse lunedì. Come riportato, la madre adottiva texana somministrava al bambino farmaci psicotropi e prima della sua morte lo aveva gravemente picchiato. Il Comitato investigativo della Federazione Russa ha iniziato ad infdagare sulla morte del bambino.

27 marzo 



EDINAJA POSSIJA VUOLE VIETARE AGLI STRANIERI DI CAMBIARE CITTADINANZA AI BAMBINI ADOTTATI NELLA FEDERAZIONE RUSSA

 

Il deputato di Russia Unita, Igor Igoshin, ha presentato alla Duma di Stato una proposta di modifica della legge «Sulla cittadinanza della Federazione russa». Come egli stesso ha spiegato «Servizio stampa russo», secondo la sua proposta il bambino adottato, da parte di stranieri, manterrà automaticamente la cittadinanza russa, mentre la sua cittadinanza non potrà persa su richiesta dei genitori adottivi.
"Questa legge è una logica conseguenza del dibattito presente nella società. Ho posto l’atenzione sul fatto che un bambino adottato, cittadino russo, può cambiare cittadinanza senza il suo consenso. E' logico che dei genitori che hanno adottato un bambino, hanno il diritto di dargli la propria cittadinanza ddel paese dove vivono, ma di privare il bamnbino della cittadinanza russa non è giusto" ha detto il rappresnetante di Russia Unita.
Secondo I. Igoshin è molto più logico e giusto dare al cittadino il diritto di decidere la questione della cittadinanza dopo aver raggiunto l'età adulta. Ha aggiunto che la possibilità di preservare la cittadinanza russa per i bambini adottati all'estero può essere stabilita da accordi bilaterali fra gli Stati.
Ricordiamo come il tema dell’adozione di bambini russi orfani da parte di stranieri ha rinfocolato la discussione nella società dopo la notizia della morte negli Stati Uniti del bambino russo Maksim Kuzmin. Il bambino è morto il 21 gennaio subito dopo essere stato portato in ospedale.
In risposta a questo incidente la Duma di Stato ha votato un appello al Congresso degli Stati Uniti in cui si richiede di facilitare il ritorno in Russia del fratello del bambino defunto e si insiste sull'adozione di misure di sicurezza in favore dei bambini russi adottati.