venerdì 8 dicembre 2017

Niente soldi: l'ONU nel 2018 cesserà la fornitura di aiuti umanitari al Donbass




Niente soldi: l'ONU nel 2018 cesserà la fornitura di aiuti umanitari al Donbass

L'assistenza umanitaria al Donbass dell'ONU dal marzo 2018 non sarà più fornita poiché l'organizzazione ha finito i soldi

Le Nazioni Unite smetteranno di fornire aiuti umanitari agli abitanti del Donbass a partire dal marzo 2018 a causa della mancanza di finanziamenti per il Programma alimentare mondiale (PAM), ha dichiarato a RIA Novosti un rappresentante dell'organizzazione a Roma.

«Questa non è la sorpresa più grande: il nostro livello di finanziamento è recentemente diminuito drasticamente. Ci aspettavamo sicuramente questo a causa della mancanza di risorse»

- ha detto l'interlocutore ONU.

Si noti come la fornitura di aiuti umanitari avrebbe dovuto essere interrotta a dicembre 2017, ma i rappresentanti dell'organizzazione hanno deciso di estendere i finanziamenti per i due mesi più severi dell'inverno. Tuttavia, più avanti il Programma semplicemente non ha le risorse per continuare a lavorare in questa regione.

In precedenza un rapporto presentato all'ONU evidenziava come quasi il 9% della popolazione ucraina, cioè quattro milioni di persone, è al limite della sopravvivenza ed ha bisogno di assistenza umanitaria.




mercoledì 6 dicembre 2017

ELENA ISINBAEVA AL CALOR BIANCO!


ELENA ISINBAEVA AL CALOR BIANCO !

Le ragioni di tutto questo non bisogna cercarle in Crimea, non in Ucraina o nello sport russo. Le ragioni di tutto questo sono i tempi e le decisioni della leadership del nostro paese, quando ha deciso che nelle organizzazioni e negli istituti internazionali tutto era giusto, onesto e da noi, in realtà, non c'era niente da fare. Bisogna concentrarsi sui propri problemi e tutto il resto vale la pena di darlo in balia di altri paesi. Loro li conoscono meglio, li vedono meglio. Ora stiamo raccogliendo i frutti di quelli che sono stati "allevati" in questo tempo – in tutte le istituzioni internazionali ci sono i "padroni di casa". Questi padroni di casa a qualcuno consentono di utilizzate il doping ad altri possono togliere le medaglie per il "cattivo comportamento". E niente, con questi non avremo mai il pallino in mano. E’ ora di finirla ed è ora di uscire da queste organizzazioni. Basta pianucolare sempre solo e chiedere... Come con il Consiglio d’Europa poi saranno loro stessi a chiederci di tornare

Ed ecco sulla questione, la Isinbaeva al calor bianco ... (dalla sua pagina Istagram ndt)
Beh, che posso dire sulla decisione della WADA in materia di recupero di conformità del RUSADA ... il caos totale ... Tanto è stato fatto e tutto invano ... La WADA voleva l'accesso a determinate città – prego aumentate inutilmente il bilancio di due volte? Certo! Prendete esperti indipendenti WADA che controllino e coordinino l'attività RUSADA a pagamento – certo, lasciate che arrivino. Eleggete un Direttore generale indipendente? È stato eletto. La Isinbaeva non può essere la Presidente del Consiglio di sorveglianza? Naturalmente, rinuncio al posto ...
E così di continuo. Solo completare il rispetto dei criteri di una tabella di marcia, in modo tale che ce ne mandino una nuova... Tutto sembrava correre in cerchio: fai, fai e il risultato non cambia.
E ora del rapporto Mc Claren e delle rigature sulle bottiglie dei test antidoping di Sochi che provano la colpevolezza dei nostri atleti ... Siamo obbligati a riconoscere il lavoro di un uomo che in linea di principio non ha dimostrato nulla (la sua intera relazione si basa unicamente su congetture e ipotesi). Tutti gli esperimenti investigativi sulla riapertura dei barattoli, lui stesso l’ha fatto personalmente senza testimoni. I presunti informatori sono tutti segreti, presumibilmente per motivi di sicurezza ...
Ovvero lui dice: ho dimostrato tutto, ma in che modo e chi mi ha aiutato non lo dico – non è sicuro per i testimoni. Molto facile dimostrare tutto con un paio di persone immaginarie
A me personalmente, che ho letto entrambi i sui rapporti un paio di volte non è chiaro cosa dobbiamo riconoscere. Nel rapporto tutto sommato non c’è alcuna conclusione. Cosa vogliono da noi? Probabilmente loro stessi non sanno, proprio come dei robot monotoni eseguono il compito affidato loro da qualcuno tutto qui ...
Rigature ... ma lo sapevate che trasferendo tutto il biomateriale degli atleti dopo la fine delle Olimpiadi nel deposito di WADA, proprio la WADA e il COI ne sono responsabili. Cioè, ora, dopo 3 anni, tenendo conto di una situazione politica non semplice nei confronti della Russia vengono a dirci che NOI siamo responsabili per le rigature sui campioni ... Beh, sapete, già questo è un fallimento. Come facciamo a sapere cosa la WADA ha fatto ai campioni in tutti questi anni? Dove sono le garanzie della corretta conservazione e la mancanza di manipolazione dei campioni da parte loro ?!

Ribollo …
 

lunedì 4 dicembre 2017

DOPO IL MIO INTERVENTO LA SALA DELL’ONU E’ RIMASTA IN SILENZIO – ANNA TUV




DOPO IL MIO INTERVENTO LA SALA DELL’ONU E’ RIMASTA IN SILENZIO – ANNA TUV

La gorlovchanka Anna Tuv, la cui vita è stata infranta dalle bombe ucraine, è familiare a tutti coloro che seguono gli eventi della guerra del Donbass.

Ora Anna vive in Russia. Due settimane fa ha fatto visita all'ONU di Ginevra per raccontare la terribile storia della guerra scatenata da Kiev - la sua e dell'intero popolo del Donbass.

A metà novembre la giovane donna bella ed elegante è intervenuta al Palazzo delle Nazioni di Ginevra in una sessione del Consiglio per i Diritti umani dell’ONU.

Quell'incontro è stato dedicato alla situazione in Donbass, perché ha parlato sia dell'Ucraina che del Donbas, della sua Gorlovka, diventata la tomba di molte persone a cui era davvero vicina.

Una terribile verità

«Eravamo a casa, abbiamo annaffiato il giardino, mia figlia era appena tornata dall'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive, il mio secondogenito, di due anni, stava giocando nel cortile e la terza figlia - neonata - dormiva nella culla» ha raccontato Anna. «Abbiamo visto un drone volare sopra di noi, ma non ci abbiamo fatto caso. Poco dopo abbiamo sentito forti rumori di colpi e fischi. Le bombe sono cadute proprio accanto a noi».

«Siamo riusciti aв entrare in casa e in quel momento un proiettile ucraino è caduto nel corridoio di casa dove ci eravamo rifugiati. Mio marito è riuscito a correre verso di me ed aprire la porta principale, sono stata buttata fuori da un'esplosione di peso in strada».

«Ho perso conoscenza, mi sono risvegliata dalle grida di mio figlio da sotto le macerie. Il tubo del gas era stato troncato ed il gas usciva sulla mia faccia, non potevo alzarmi ed un vicino di casa mi ha estratto dalle macerie. Mi sono precipitata in casa per trovare il mio secondogenito. Solo più tardi, quando l'ho trovato e ci siamo riparati dietro il frigorifero, ho visto che il mio braccio sinistro era stato moncato».

«Un secondo proiettile ha colpito successivamente la nostra casa. L'ambulanza non poteva arrivare a causa del bombardamento».

«Più tardi i soccorritori hanno trovato la mia Katja (la primogenita) nel corridoio tagliata in due, vicino a lei mio marito, o meglio le parti del suo corpo. Mia figlia neonata era stata ferita da qualche scheggia, mio figlio è diventato invalido. La nostra casa irrecuperabile: Mio marito e mia figlia sono stati uccisi ed io sono rimasta senza un braccio».

Solo dopo che queste parole furono pronunciate all'assemblea i presenti iniziarono a notare che una delle braccia della donna ha un colore opaco liscio completamente naturale. L’oratrice ha proseguito:
«L’autunno successivo, il Consiglio degli Avvocati di Donezk ha inviato tutto il materiale del mio caso alla Corte di Strasburgo e le mie testimonianze video, assieme all'avvocato Damien Veghier. Sono ormai trascorsi due anni. L'anno scorso ho replicato la causa a Mosca. Non c'è reazione. Ci sono centinaia di cause simili ed appelli. Non vi è alcuna parola di rimpianto o aiuto da parte del governo ucraino. Non c’è alcun risarcimento. La protesi mi è stata donata messa da cittadini italiani, dall'Associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini”. Al momento, solo nella regione di Donezk, sono morti più di 80 bambini, oltre tremila sono diventati disabili. Ad una mia amica di Gorlovka sono stati uccisi tre figli nello stesso momento ...»

Dopo il discorso di Anna Tuv in sala è salato il silenzio e per la prima volta in una sessione nessuno ha fatto domande, nessuno ha cercato di discutere.

I funzionari occidentali funzionali alla politica, alla scienza ed ai media hanno visto per la prima volta l’incarnazione vivente della guerra che i loro leader ed il regime di Kiev che hanno patrocinato, hanno scatenato. Un’incarnazione mutilata ma vivente e bella. Con lei non hanno discusso “dell’aggressione russa", non hanno sorriso degli accordi di Minsk o del formato Minsk, perché il loro sguardo che vedeva il dolore e la disperazione faceva notare che i loro occhi si vergognavano inesprimibilmente.

E l'ONU taceva. Anche se non è sempre stato così

Per Anna Tuv non è stata la prima volta che ha raccontato il suo dolore dalle tribune delle capitali europee. All’inizio è stata curata e dopo essersi ripresa dallo shock, ha iniziato a visitare l'Europa per aprire gli occhi del Vecchio Mondo su quello che sta accadendo nel suo nativo Donbass. Italia, San Marino, Germania: picchetti, raduni, conferenze, tavole rotonde, foto in cui i propri cari sono ancora vivi, oltre a una foto di ciò che rimane di quello che è stato il suo accogliente nido famigliare.

E non dappertutto la sconvolgente verità è stata accolta con il silenzio, i francesi l’hanno intervistata parlando di questa tragica storia nei reportage televisivi, gli italiani hanno organizzato manifestazioni chiedendo di portare Poroshenko in tribunale e riconoscere i battaglioni nazisti ucraini come organizzazioni terroristiche, i leader dei principali partiti di San Marino hanno offerto aiuto, i parlamentari tedeschi hanno promesso di portare la sua terribile verità al pubblico tedesco.

Una donna fragile con i suoi sforzi è stata in grado di sfondare il forte blocco dell’informazione su tutto ciò che sta accadendo ora a Lugansk e nella regione di Donezk.

«Il mio obiettivo è quello di trasmettere la verità e con questa cercare di proteggere le persone che sono rimaste lì, nel Donbass, sotto i bombardamenti» ha dichiarato Anna Tuv al commentatore di Tsargrad. «Per esempio, molte mie amiche che vivono nella "zona rossa" (il territorio direttamente adiacente al fronte dei combattimenti - nota dell'autore), mi scrivono letteralmente ogni giorno, a volte alle due o alle tre di notte, dicono di essere sotto i bombardamenti e hanno molta paura ... ».

Proprio quando stavo partendo per l'ONU, mio padre è arrivato a Mosca e mia ha raccontato della situazione a Gorlovka, prima della sua partenza c’è stato l’ennesimo bombardamento in cui un padre di tre bambini è rimasto ucciso e a causa di quel bombardamenti sono state distrutte due case». 

Anna non è tornata Gorlovka dopo la morte di suo marito, sua figlia e la distruzione della sua casa. Vive con il figlio disabile che ora ha cinque anni e la figlia di due anni nella regione di Mosca. Lavora presso il Fondo Caritatevole Internazionale che aiuta i bambini con disabilità dove è responsabile delle relazioni pubbliche. E’ anche attiva in molti movimenti sociali della Novorossija.

E tutto per dire la verità sulla sanguinosa illegalità che il regime di Kiev porta avanti nella sua piccola patria. Tuttavia deve ammettere che ogni volta che per lei, come cittadina ucraina, viaggiare all'estero diventa sempre più difficile.

Una donna russa fra due frammenti 

«Nei consolati ucraini capisco perfettamente che giro l’Europa non per prendere il sole, cercano quindi di tenermi ben a distanza» dice Anna Tuv. -  «E ogni volta mi trovo a risolvere questo problema».

Io, naturalmente ho richiesto la cittadinanza russa, ma i documenti mi sono stati restituiti. Ora devo dimostrare che le mie radici sono russe e per questo devo recarmi nella regione di Kursk, per cercare la prova che i miei nonni sono nati lì. Ma mia nonna è morta da dieci anni e mia madre non ricorda esattamente dove è stata registrata la nascita, i suoi genitori l'hanno portata in Donbass durante l'infanzia». 

E questo destino di Anna è simile al destino di molti russi, nato dal male della politica di Lenin della suddivisione dello Stato unico in pseudo nazionalità abbandonando il territorio ora chiamato lo Stato di Ucraina. E per l’altro, il più grande frammento di questo potere - lo Stato della Federazione Russa, questa donna russa è formalmente straniera. Un polacco degli Stati Uniti non è straniero per la Polonia. Così come un ebreo dell'Italia - per Israele. Ma un combattente russo per la sua identità russa e gli ideali del mondo russo del Donbass – straniero allo Stato russo. Il veleno della politica bolscevica del passato continua ad avvelenare il nostro futuro.

«Io come tutte le altre persone del Donbass, ovviamente, spero di entrare a far parte della Russia – condividere il sogno non è solo dell'eroina di questo articolo. - Vivendo lì pensavamo continuamente, ci credevamo. Ed ogni giorno ci svegliavamo pensando che fosse l'ultimo giorno di guerra.

Non potevano nemmeno immaginare che questo massacro sarebbe durato a lungo. Eravamo convinti che tutto questo non durasse a lungo e non fosse serio». 

I dirigenti del nostro Stato amano andare in chiesa, avere rapporti con la gerarchia ecclesiastica, baciare le icone. Ma io vorrei davvero che queste loro azioni non assomigliassero a gesti rituali e insieme con la Fede operino veramente così come gli apostoli per volere del Signore, arrivarono a comprendere il significato della frase: «Misericordia io voglio e non sacrificio».

È ingiusto sacrificare un'intera nazione, specialmente il popolo che ha creato lo Stato il cui nome è ora usato dai nostri potenti e dal cui nome hanno ottenuto il loro diritto al potere. Proprio come non puoi renderli ostaggi senz'anima, ereditati dall'era delle leggi senza dio. Perché è stato detto dall'apostolo a tutti i fedeli: 

«Amore, gioia, pace, comprensione, cordialità, bontà, fedeltà, mansuetudine, dominio di sé! Su questo non ci sono Leggi!» 

In ogni caso, Anna non si arrenderà. Una persona che ha vissuto ciò che ha vissuto lei e non si piega, non si spezza. Come non si piegherà il Donbass. Che ora si sta battendo per tutti noi, anche se qualcuno di noi, testardamente, non se ne accorge o per la sua ignavia è incapace di capire.









venerdì 1 dicembre 2017

La Duma di Stata vieta l'ingresso alla Camera bassa del Parlamento ai media USA




La Duma di Stata vieta l'ingresso alla Camera bassa del Parlamento ai media USA

Come ha affermato il capo del comitato per il controllo ed il regolamento Olga Savast'janova, martedì la bozza della relativa risoluzione sarà sottoposta al Consiglio della Camera bassa del parlamento.

Mercoledì, ha detto, il documento sarà presentato alla sessione plenaria della Duma di Stato.
«Noi stiamo uscendo con questa iniziativa e vorremmo anche appellarci ai rappresentanti

degli organi legislativi dei Soggetti della Federazione Russa in modo che possano prendere una decisione simile» ha detto la Savast'janova cita RIA Novosti

Il deputato ha osservato che il divieto entrerà in vigore dal momento in cui sarà stato adottato dalla Duma di Stato. Secondo Savast'janova, questa è una misura di reciprocità per le azioni degli Stati Uniti contro i media russi.


https://govoritmoskva.ru/news/143378





LA RUSSIA HA AUMENTATO IL POTENZIALE BELLICO SUI CONFINI OCCIDENTALI




LA RUSSIA HA AUMENTATO IL POTENZIALE BELLICO SUI CONFINI OCCIDENTALI

SAN PIETROBURGO, 1 dicembre – RIA Novosti Dall'inizio dell'anno il distretto militare occidentale ha "aumentato significativamente" il suo potenziale di combattimento, ha dichiarato il Colonnello generale Andrej Kartapolov.

Da gennaio il distretto ha ricevuto più di mille unità ad alta tecnologia. Kartapolov ha sottolineato come nel prossimo anno la modernizzazione delle truppe proseguirà.

Oltre a ciò, secondo le sue parole, è stato fatto un grande lavoro per migliorare le infrastrutture. In questo presso la base del poligono Mulino è stato aperto il Centro per l'addestramento al combattimento delle forze di terra, le forze aeree e la fanteria marina.

“Oggi sulle più moderne basi è possibile svolgere lezioni di addestramento al fuoco, guidare veicoli da combattimento, testare con squadre di collaudatori e fare calcoli sul coordinamento delle azioni" ha detto Kartapolov.

Ad ottobre il Ministro della Difesa Sergej Shoigu aveva dichiarato che entro fine anno le truppe del Distretto militare occidentale più di 1.800 unità avrebbero ricevuto un equipaggiamento nuovo e materiale moderno.

Come notato da Vladimir Putin, la percentuale di armi e attrezzature moderne in queste unità ha quasi raggiunto il 60%. Ora il governo sta prendendo in considerazione il progetto di nuovo programma di armamenti statali fino al 2027 ed entro il prossimo 15 dicembre, tale progetto sarà recapitato all'amministrazione presidenziale.