giovedì 14 settembre 2023

Sulla riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulle forniture di armi al regime di Kiev


 

Il 12 settembre, su iniziativa della Russia, si è tenuta una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulle forniture di armi a Kiev.

La parte russa ha invitato il giornalista ungherese D. Samueli come oratore della società civile. Egli ha fornito un'analisi dettagliata delle cause della crisi in Ucraina ed attorno ad essa, concentrandosi sul ruolo degli Stati Uniti d'America e della UE nell'organizzare e sostenere il colpo di Stato anticostituzionale del 2014. Sulla base dei fatti e delle dichiarazioni dei rappresentanti delle élite occidentali, ha dimostrato la loro ipocrisia rispetto agli accordi di Minsk, che sono stati utilizzati come "paravento" per preparare Kiev al conflitto. Ha concluso che la continuazione delle ostilità giova all'Occidente per cercare di indebolire il nostro Paese.

Il rappresentante permanente russo presso le Nazioni Unite, V. A. Nebenzja ha richiamato l'attenzione sui passi disperati compiuti dal regime di Kiev e dai suoi alleati sullo sfondo del chiaro fallimento della controffensiva. Ha sottolineato la provocazione del bombardamento del mercato della città di Konstantinovka fallita a causa della presenza di telecamere di sorveglianza che hanno confermato l'arrivo di missili dalla direzione dei luoghi in cui erano stanziate le unità dell’esercito ucraino. Ha descritto come un gesto di disperazione la fornitura di munizioni a grappolo e proiettili all'uranio impoverito da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna al regime di Zelenskij che rappresenta una minaccia per i civili e la natura per i decenni a venire.

Un altro tema dell'evento è stata la "trapiantologia nera", che si è diffusa in Ucraina, anche a causa della formazione di un quadro legislativo in materia. A titolo di esempio è stato citato l'odioso caso di un dipendente di un'organizzazione caritatevole che, riconosciuto colpevole di traffico di bambini ucraini all'estero anche per trapianti di organi, è stato rilasciato con una piccola cauzione ed è sfuggito alla giustizia.

Il rappresentante russo ha anche ricordato il caso del Kosovo dove, proprio dopo l'ingresso delle truppe NATO,  il numero di reati di questa natura è aumentato notevolmente. Allo stesso tempo la leadership dell'Alleanza (Atlantica) ha nascosto le tracce di questa attività.

Successivamente alla riunione è stata pubblicata, nelle risorse informative della Missione permanente, la testimonianza video di G. Petronević, ex giudice del distretto di Pech di Kosovo Metohija e della Corte Suprema di Serbia, avvocato e ora Presidente dell'ONG Centro per il ripristino del diritto internazionale, sulle vittime della "trapiantologia nera" durante l'aggressione NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia, annunciata da Nebenzja durante l'incontro.

La Russia continuerà a richiamare l'attenzione della comunità internazionale, anche in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, su questi temi scottanti.

 

 https://mid.ru/ru/foreign_policy/news/1904324/

mercoledì 13 settembre 2023

DAL PRIMO REFERENDUM DEL 2014 AI GIORNI NOSTRI. LA STRADA DELLA DNR PER TORNARE A CASA


 

Donetsk, 12 settembre - DAN. Oggi il Presidente russo Vladimir Putin ha proposto di rendere il 30 settembre una data memorabile per commemorare l'ingresso delle nuove regioni nella Federazione Russa. A questo proposito, abbiamo deciso di ricordare quello che è stato il percorso della Repubblica Popolare di Donezk verso la Russia. Solo conoscendo la storia possiamo comprendere appieno quanto sia stato importante e atteso il giorno 30 settembre 2022 per gli abitanti della Repubblica.

Nel marzo 2014, in risposta al colpo di Stato di Kiev, si svolsero proteste di massa nel Donbass. Il 6 aprile 2014 i manifestanti di Donezk occuparono l'edificio dell'amministrazione regionale protestando così contro la presa del potere da parte degli ultranazionalisti, i loro piani per limitare i diritti della popolazione russofona, rompere le relazioni di buon vicinato con la Federazione Russa ed ottenere l'inclusione del Paese nel blocco della NATO. Il giorno successivo, 7 aprile, i rappresentanti delle unità amministrativo-territoriali della Regione di Donetsk annunciarono la creazione di un nuovo Stato: la Repubblica Popolare di Donezk.

Il 13 aprile il Presidente ucraino ad interim Oleksandr Turchinov firmò un decreto sull'inizio della cosiddetta "ATO" (Operazione Antiterrorismo NdT) - un'operazione punitiva de facto contro il Donbas. Slavjansk fu bombardata per la prima volta dal 12 al 13 aprile 2014. In seguito le ostilità si intensificarono: l'Ucraina lanciò i suoi carri armati, aerei e artiglieria contro la popolazione. In risposta, nella DNR iniziarono a formarsi la milizia popolare armata, con la partecipazione di molti volontari russi.

Il referendum sull'autodeterminazione della Repubblica Popolare di Donezk si tenne l'11 maggio 2014. La scheda elettorale conteneva una sola domanda: "Appoggiate la legge sull'autonomia statale della Repubblica Popolare di Donezk?" e due opzioni di risposta: "Si" o "No". Per il referendum sono state stampate più di 3 milioni di schede elettorali in lingua ucraina e russa. Oltre l'89% dei voti è stato espresso a favore dell'indipendenza dello Stato, mentre circa il 10% furono i contrari.

La fase attiva del confronto tra l'esercito ucraino e le milizie popolari si concluse con la sconfitta delle formazioni ucraine a Ilovajsk e Shakhtersk. Furono firmati i primi accordi di pace di Minsk. Tuttavia, qualche tempo dopo, i combattimenti ripresero e si conclusero con la sconfitta dell'esercito ucraino a Debaltsevo. Furono firmati i secondi accordi di Minsk, il cui scopo era quello di riconciliare le parti in guerra, ma ciò non avvenne mai. Il governo ucraino ha progressivamente violato tutte le clausole degli Accordi, imponendo contemporaneamente il blocco economico e dei trasporti nel Donbass.

"Stiamo continuando la lotta. Ora stiamo difendendo la libertà di scelta. La gente non vuole essere costretta a entrare in Europa e nella NATO, a vedersi riscrivere la propria storia, a non poter parlare la propria lingua madre. Vogliono seguire la strada scelta da Russia, Bielorussia e Kazakistan", dichiarò il primo capo eletto della DNR, Aleksandr Zacharchenko, nel primo anniversario del referendum.

Le autorità della nuova repubblica della DNR riuscirono a stabilizzare la situazione nella Repubblica in condizioni di guerra già nel primo anno.

Il 19 febbraio 2017 il Presidente russo Vladimir Putin firmò l’Ukaze sul riconoscimento temporaneo da parte della Federazione Russa di documenti e targhe di veicoli rilasciati nei territori della DNR e della LNR. La decisione, si precisava, era stata presa "al fine di proteggere i diritti umani e le libertà civili, guidati dai principi e dalle norme universalmente riconosciute del diritto internazionale umanitario". E già nel marzo successivo la Repubblica Popolare di Donezk si avviava verso l’integrazione a più livelli con la Federazione Russa.

Per diversi anni le istituzioni statali della DNR adottarono le pratiche russe.

Il 21 febbraio 2022 la Russia ha riconosciuto l'indipendenza della DNR e della LNR. Il 24 febbraio, il Presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l'inizio di un'operazione militare speciale. Uno degli obiettivi dell'Operazione Speciale era quello di proteggere i residenti del Donbass dall'aggressione di Kiev. Nello stesso anno, dal 23 al 27 settembre, si sono svolti i referendum sull'adesione delle regioni DNR, LNR, Zaporozhzhe e Kherson alla Federazione Russa come suoi Soggetti. La DNR, in particolare, ha registrato un'affluenza senza precedenti con un risultato altrettanto convincente: il 99,23% degli elettori ha votato a favore di un futuro con la Russia.

Pochi giorni dopo, il 30 settembre, si tenne la cerimonia per la firma degli accordi sull'ingresso delle regioni DNR, LNR, Kherson e Zaporozhzhe nella Federazione Russa. I residenti organizzarono celebrazioni festose, riunendosi in interi cortili che durarono diversi giorni.

A quasi un anno dalla storica riunificazione della DNR con la Russia, il Presidente russo Vladimir Putin ha proposto di modificare la Legge federale "Sui giorni di gloria militare e sulle date commemorative della Russia" aggiungendo il 30 settembre all'elenco generale come Giorno della Riunificazione della Repubblica Popolare di Donezk, della Repubblica Popolare di Lugansk, dell'Oblast' di Zaporozhzhe e dell'Oblast' di Kherson con la Federazione Russa. Come ha osservato Denis Pushilin, facente funzioni di presidente della DNR, questa data prenderà di diritto il posto che le spetta negli annali storici della Russia.

 

https://dan-news.ru/obschestvo/ot-pervogo-referenduma-v-2014-godu-do-segodnjashnego-dnja.-put-dnr-domoj/

giovedì 7 settembre 2023

Lettera aperta all'ONU sulla deportazione della popolazione russa dalla Lettonia

 


 

All’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk
Al Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatović
All’Alto Commissario OSCE per le Minoranze Nazionali, Kairat Abdrakhmanov
 

 

 

Lettera aperta riguardo la minaccia di deportazione dei cittadini russofoni della Lettonia
 

Richiamiamo la vostra attenzione sulla gravissima violazione dei diritti dei cittadini russofoni di Lettonia che sono in possesso della cittadinanza russa e che vivono sul territorio del Paese in base al permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità lettoni.
 
Oltre 6 mila di questi cittadini, dal 1° settembre 2023 rischiano di essere cacciati al di là dei confini del Paese a motivo del cambiamento della legislazione della Repubblica l’anno scorso e con la scusa che essi non hanno superato l’esame obbligatorio di lingua lettone.
 
Come riferito dal Capo della Commissione sulla cittadinanza, la migrazione e la mobilità sociale del Parlamento lettone, Ingmars Lidaka, circa 5-6 mila cittadini russi in possesso del permesso di soggiorno e che non hanno superato l’esame riceveranno comunicazione ufficiale di lasciare la Lettonia: “In accordo con legislazione vigente, la Direzione sugli affari della cittadinanza e della migrazione chiederà di lasciare il Paese entro tre mesi”.
 
Si tratta nella maggior parte dei casi di persone anziane, che vivono in Lettonia a partire dal periodo dell’Unione Sovietica. Grazie al loro impegno lavorativo è stata posta la base economica del Paese, e fino all’autunno scorso la legislazione del Paese non richiedeva alcun superamento di una prova linguistica per confermare la possibilità di vivere nella Repubblica avendo la cittadinanza russa. Di più: il fatto che questi cittadini vivono nel Paese da tantissimi anni dimostra che la loro conoscenza della lingua russa insieme al vocabolario lettone li è pienamente sufficiente per organizzare la propria vita.  
 
È particolarmente cinica nei loro confronti la richiesta dell’autorità non solo di fare un esame ma anche di compilare dei moduli dove si indichi il proprio atteggiamento verso la politica russa nell’ambito internazionale. Di fatto, viene richiesto non solo un test linguistico ma un rapporto sulle proprie idee politiche insieme alla condanna scritta dell’attività della Russia.
 
Riteniamo che simili atti dell’autorità lettone contraddicono in modo gravissimo
il patto internazionale sui diritti politici e sociali dell’Onu, nonché la Convenzione europea sui diritti umani.
 
Vi esortiamo a intervenire in questa situazione per non permettere la deportazione forzata dal Paese degli abitanti della Lettonia che sono in possesso della cittadinanza russa insieme al permesso di soggiorno rilasciato dalle autorità ufficiali. 


 
I membri della Commissione sulla Cooperazione internazionale nell’ambito dei diritti umani e del Consiglio sullo sviluppo della società civile e sui diritti umani presso la Presidenza della Federazione Russa


Sull'adozione da parte delle autorità lettoni di una nuova legge discriminatoria nei confronti dei cittadini russi residenti permanentemente nel Paese


 

Risposta del rappresentante ufficiale del Ministero degli Esteri russo M.V. Zacharova alla domanda del settimanale “Argumenty Nedeli” in relazione all'adozione da parte delle autorità lettoni di una nuova legge discriminatoria nei confronti dei cittadini russi residenti permanentemente nel Paese

 

Domanda: Nel settembre di quest'anno sono state apportate modifiche alla legislazione lettone in materia di migrazione, in base alle quali almeno 10.000 cittadini della Federazione Russa che vivono in Lettonia rischiano di essere espulsi dal Paese a seguito all'annullamento del permesso di soggiorno permanente. Qual è la valutazione del Ministero degli Esteri russo su questa situazione? Quale assistenza può fornire la Russia ai propri connazionali?

 

Risposta: Gli emendamenti alla legislazione lettone sull'immigrazione, adottati nel settembre di quest'anno, sono indubbiamente di natura discriminatoria e violano palesemente norme giuridiche internazionali fondamentali, tra cui la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, il Patto internazionale sui diritti civili e politici, la Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e altre.

A questo proposito, l'Ambasciata russa a Riga riceve ogni giorno decine di appelli da parte di connazionali preoccupati per quanto sta accadendo. Nell'ambito delle sue competenze, la missione diplomatica fornisce loro il necessario supporto consolare e legale. Tutti i casi di discriminazione contro i cittadini russi e i rappresentanti della nostra diaspora vengono registrati e si lavora con le autorità locali, attirando l'attenzione dei media, delle organizzazioni lettoni per i diritti umani e delle strutture internazionali competenti.

L'Ufficio di rappresentanza del Ministero degli Affari Interni russo in Lettonia, insieme alla nostra missione diplomatica, lavora attivamente all'attuazione del Programma statale di assistenza al reinsediamento volontario dei connazionali residenti all'estero nella Federazione Russa e del relativo accordo intergovernativo del 1993. Grazie a questo Programma statale, i reinsediati hanno accesso a un'ampia gamma di misure di sostegno, tra cui la possibilità di ricevere sussidi forfettari, l'assistenza per l'occupazione e l'alloggio temporaneo, il diritto all'importazione in esenzione dai dazi doganali di veicoli e altri mezzi di trasporto.

Inoltre, la Russia si sta impegnando attivamente per attirare l'attenzione della comunità internazionale sui requisiti migratori disumani imposti dalle autorità lettoni ai nostri concittadini. In particolare, il vice rappresentante permanente della Russia presso l'OSCE, M. V. Bujakevich, ha sollevato il problema. La Commissione per la cooperazione internazionale del Consiglio presidenziale per lo sviluppo della società civile e dei diritti umani ha inviato appelli alle Nazioni Unite, all'OSCE e al CoE, invitandoli a proteggere la popolazione russofona della Lettonia dalla deportazione forzata.

 

 https://mid.ru/ru/foreign_policy/news/1903291/