venerdì 6 luglio 2018

VIKTORIJA SKRIPAL’ HA DICHIARATO CHE SUA SORELLA JULIJA VUOLE TORNARE IN RUSSIA



VIKTORIJA SKRIPAL’ HA DICHIARATO CHE SUA SORELLA JULIJA VUOLE TORNARE IN RUSSIA
La nipote dell’ex colonnello del GRU Sergej Skripal’ che vive ad Jaroslavl’ ha raccontato di una conversazione telefonica con la cugina Viktorija
JAROSLAVL’ 5 luglio /TASS/. Julia Skripal, la donna russa che ha sofferto a Salisbury, vuole tornare in Russia. Questo ha detto alla TASS giovedì Julija dopo una conversazione telefonica con sua cugina Victoria Skripal’.

"Ha detto che vuole tornare, ma non so quando verrà", ha detto Viktorija.

Secondo Viktorija la conversazione si è avuta martedì, Julija si sente bene.

In precedenza Viktorija Skripal aveva riferito di una conversazione telefonica con Juliaj ad aprile.

Residente a Jaroslavl’, la nipote dell'ex colonnello del GRU Sergej Skripal’, Viktorija Skripal intende richiedere nuovamente il visto d’ingresso per il Regno Unito a fine luglio. Nella primavera del 2018 le fu ripetutamente negato il visto d'ingresso che era necessario per visitare Julija.

Il 4 marzo scorso l’ex colonnello del GRU, 66 anni, Sergej Skripal’ - condannato in Russia per spionaggio a favore della Gran Bretagna - e la figlia 33enne Julija sono stati esposti a Salisbury secondo i britannici agli effetti di un agente nervino. Più tardi Londra pubblicava una dichiarazione che questa sostanza si chiamava "Novichok" e sarebbe stata prodotta in Russia e su questa base accusando Mosca di un coinvolgimento nell'incidente. La parte russa ha sempre categoricamente respinto tutte le speculazioni su questo fatto.


Подробнее на ТАСС: http://tass.ru/proisshestviya/5349049



E’ INIZIATO IN ITALIA IL PROCESSO AL PUNITORE UCRAINO MARKIV




E’ INIZIATO IN ITALIA IL PROCESSO AL PUNITORE UCRAINO MARKIV

Il 6 luglio in Italia inizia il processo per il caso Markiv, il 29enne militante della Guardia Nazionale dell'Ucraina sospettato di coinvolgimento nell'assassinio del fotografo italiano Andrea Rochelli e del traduttore russo Andrej Mironov durante le operazioni militari nei pressi di Slavjansk nel maggio 2014.

Il processo si terrà a Pavia, nel nord del paese.

Parti civili nel processo si sono costituti la famiglia del fotoreporter defunto difesa dall'avvocato Alessandra Ballerini, la Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Associazione Lombarda dei Giornalisti.

Si noti che la prima udienza del tribunale per la revisione del caso nel merito si terrà in modalità aperta con l'ammissione di tutte le persone interessate.

Ricordiamo che Markiv è stato arrestato a Bologna l'1 luglio del 2017.

Dopo l’arresto Markiv è stato deferito al tribunale sulla base delle testimonianze di testimoni e di alcune "informazioni della stampa". Lo ha affermato il pubblico ministero di Pavia Giorgio Reposo.

Sempre a luglio dello scorso anno si era appreso che Markiv era un attivo combattente dell’OUN *.

Il 4 luglio del 2017 Markiv si era rifiutato di alle domande del magistrato delle indagini preliminari.

Il curatore del sito "Mirotvorza" Gerashchenko ha definito la detenzione in Italia del combattente della Guardia Nazionale dell'Ucraina come "intrighi del Cremlino






(*) L'Organizzazione dei nazionalisti ucraini o OUN (in ucraino: Органiзацiя Украïнських Нацiоналiстiв, Orhanizatsiya Ukrayins'kykh Nationalistiv o ОУН) fu un partito politico nazionalista fondato nel 1929 da esuli ucraini anticomunisti e anti-russi nella città di Vienna. Il ruolo dell'OUN rimane contestato nella storiografia in quanto i moderni eredi politici hanno sviluppato una letteratura che nega l'eredità politica fascista dell'organizzazione e la collaborazione con la Germania nazista celebrando le Waffen - SS Galizien. (Wikipedia)

mercoledì 4 luglio 2018

LAVROV HA RACCONTATO COSA LE SANZIONI HANNO INSEGNATO ALLA RUSSIA



LAVROV HA RACCONTATO COSA LE SANZIONI HANNO INSEGNATO ALLA RUSSIA

MOSCA, 29 giugno – RIA Novosti. Le sanzioni introdotte dall'Occidente sono diventate per la Russia la lezione che non si dovrebbe fare affidamento su qualcun altro per la tecnologia ed i prodotti, così come l'accesso può essere chiuso in qualsiasi momento, ha detto in un'intervista al canale televisivo britannico Channel 4, il capo del ministero degli esteri russo Sergej Lavrov.

«Naturalmente, non abbiamo nulla contro il fatto per le sanzioni vengano tolte. Ma possiamo anche utilizzare le opportunità di sviluppo delle nostre capacità in settori chiave dell'economia, della sicurezza nazionale ed in altre aree, su cui si basa uno stato sovrano», ha sottolineato il ministro.

Secondo Lavrov negli ultimi anni Mosca ha imparato che «per questi settori non si può fare affidamento sull’Occidente».

«Non si può fare affidamento sulla tecnologia occidentale, perché la loro attività può essere sospesa in qualsiasi momento, non si può fare affidamento sui prodotti di uso quotidiano per la popolazione che arrivano dall’Ovest, perché le loro forniture posso sempre essere tagliare», ha dichiarato Lavrov, aggiungendo che Mosca «ha imparato dall'esperienza delle sanzioni» un sacco di nuove lezioni.

«Tuttavia sicuramente non agiremo contro la revoca delle sanzioni e se questo dovesse accadere allora risponderemo in modo simmetrico e revocheremo le nostre sanzioni adottate in risposta all’Occidente» ha detto il responsabile del Ministero degli Esteri.

Rispondendo alla domanda se pensa che la Russia contratti con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump la revoca delle sanzioni, Lavrov ha detto che la Russia non solleva «la questione delle sanzioni chiedendo loro di annullarle». Secondo Lavorov questa decisione deve essere presa da quelle persone che queste sanzioni le hanno inizialmente imposte.

«Sono proprio loro che devono decidere per loro stessi, se vogliono conservare l'attuale stato di cose o far vincere il buon senso» ha concluso Lavrov.





lunedì 2 luglio 2018

«VOI SIETE LA NOSTRA UNICA SPERANZA»: LETTERA DEI SERBI DEL KOSOVO A PUTIN



«VOI SIETE LA NOSTRA UNICA SPERANZA»: I SERBI DEL KOSOVO HANNO SCRITTO UNA LETTERA A PUTIN

Il movimento dei serbi del Kosovo e Metohija «Patria», il 28 giugno – nel giorno in cui i serbi ricordano una delle date più importanti della loro storia nazionale — Vidovdan (*) è stata pubblicata una lettera aperta al Presidente della Russia Vladimir Putin con la richiesta di utilizzare tutti i mezzi diplomatici per fermare la legalizzazione del separatismo albanese nel sud della provincia della Serbia. Ricordiamo che a Bruxelles il 23 giugno è iniziato un nuovo round di colloqui tra le autorità serbe ed i separatisti kosovari in cui l'unico risultato accettabile di cui Pristina in anticipo ha annunciato il riconoscimento dell'indipendenza da parte di Belgrado, mentre la parte serba insiste su una sorta di «compromesso». I dettagli dei colloqui il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic ha promesso di informare il pubblico solo dopo che gli sarà chiaro se è possibile questo compromesso o meno.

L’Appello a Putin ricevuto da EA Daily. Pubblichiamo il testo integrale.


Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Voi nell'occasione di questo giorno santo per tutti i serbi (Vidovdan) è la drammatica situazione politica in cui viviamo, noi serbi del Kosovo e Metohija. Abbiamo trovato la possibilità di scriverVi poiché siete un nostro amico sincero. Voi probabilmente ricordate che i serbi della provincia serba del sud il 15 marzo 2011, alla presenza di oltre cinquecento persone, nella Casa della cultura nel distretto amministrativo di Zubin-Potok hanno preso la decisione di dichiararVi nostro cittadino onorario. L’Attestato è stato consegnato all'allora capo della cancelleria dell'Ambasciata della Federazione Russa a Pristina Andrej Shogorov che ha promesso di consegnarvelo durante la Vostra visita a Belgrado del 23 marzo 2011. Siamo sicuri che ciò è stato fatto.

Nella storia delle relazioni russo-serbe molti sono stati i momenti in cui i serbi si sono lamentati presso i governanti russi dei loro numerosi nemici. Dai veneziani ai turchi, ai tedeschi e i molti altri casi. Ma per la prima volta nella loro storia i serbi soffrono per l’eccesso di complicità dei propri governanti.

Con un Decreto del Presidente della Repubblica di Serbia sono stati chiusi gli organi del potere statale (serbi) in Kosovo e Metohija. Ai separatisti sono stati affidati il sistema della giustizia, la polizia e la protezione della popolazione civile. Belgrado ha accettato il prefisso telefonico di Pristina e l’adesione (del Kosovo) al Comitato olimpico Internazionale. I giudici serbi giurano in nome del presidente della repubblica del Kosovo Hashim Thaci che fondatamente è sospettato di commercio illegale di organi umani. Questo equivale a dire come se in Russia i giudici russi in Cecenia avessero il permesso del Cremlino dopo avere prestato giuramento a Shamil Basaev o Doku Umarov. O come se la Federazione Russa autorizzasse il Daghestan ad avere un proprio prefisso internazionale o il Tatarstan ad iscriversi autonomamente al Comitato olimpico Internazionale. Il confine tra Kosovo e Metohija ed il resto della Serbia è stato istituito con il consenso di Belgrado è protetto più solidamente che il confine tra Russia ed Ucraina.

Ora il presidente della Repubblica di Serbia si prepara a firmare un trattato di pace omnicomprensivo con i separatisti di Pristina e questo - de facto e de jure significa la piena secessione del Kosovo e Metohija dalla Serbia. Abbiamo già menzionato ad Hashim Thaci che non nasconde, dichiarandolo, che dopo la conclusione di questo accordo l’auto-proclamata repubblica del Kosovo diventerà un membro della NATO. Si dice che l'Occidente gliel’abbia promesso.

La ragione di un tale eccesso di complicità da parte del presidente della Serbia risiede nella promessa data all’Occidente quando è salito al potere. Il tragico destino del defunto primo ministro Serbo Zoran Djindjic ha dato una chiara dimostrazione ad Aleksandar Vucic di quello che accade a coloro che le promesse non le mantengono. Le autorità a Belgrado convincono i cittadini della Serbia che dando il Kosovo e Metohija, potranno garantire loro una vita migliore dopo aver raggiunto l’ammissione nella UE.

Quasi tutti i mass media in Serbia sostengono il regime, noi sottolineano come Alexandar Vucic sia russofilo, vantandosi di avervi già incontrato ben 13 volte. Sottolineando il rapporto di amicizia con la Federazione Russa vuole mostrare che una tale politica nei confronti della provincia meridionale serba ha il Vostro sostegno. Sappiamo che non è così poiché molte volte abbiamo sentito dalla Vostra voce che lo status del Kosovo e Metohija deve essere determinato in conformità con la Risoluzione 1244. Eccessivamente accomodante — non useremo espressioni più forti - non risponde allo spirito della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite ed è in contrasto con la Costituzione della Repubblica di Serbia. Strano che il governo di Belgrado chieda alla Federazione Russa di impedire l’ingresso del «Kosovo» nell’UNESCO o nell'Interpol, mentre si dà la possibilità al «Kosovo» di diventare membro di numerose istituzioni ed organizzazioni internazionali.

Non sta a noi giudicare le relazioni russo-serbe ma dobbiamo notare come in Serbia, implicitamente, vengano creati ostacoli per gli investimenti russi, per non riconoscere lo status diplomatico al Centro umanitario di Niš, come il governo di Belgrado riconosca la Crimea come ucraina e non russa. Se Vi dicono che la ragione sta nel Kosovo e Metohija non è così. La verità è che non vogliono rovinare i rapporti con l'Occidente
Egregio Signor Presidente! 

Noi, i serbi del Kosovo e Metohija, sappiamo che la vostra missione nel rapporto con le autorità di Belgrado deve essere morbida perché è necessario convincerli che tutto è chiaro a tutti: cosa c'è di meglio se il territorio della Serbia è maggiore e non minore. E’ necessario spiegare loro chenon potrà esserci alcuna integrazione con l'Europa che potrà compensare la perdita del territorio che è la culla della spiritualità e sovranità serba. E tutto questo a causa del fatto che il nostro presidente si è spinto troppo lontano nella separazione del Kosovo e Metohija dallo Stato.

Vorremmo chiederVi, nel caso in cui Belgrado firmi un completo trattato di pace con i separatisti e venga chiesto un seggio nell'ONU per l'auto-proclamata repubblica del Kosovo, di non acconsentire a questo. Fino a quando esisterà la Risoluzione 1244, in cui è detto che il Kosovo e Metohija è Serbia, sarà Serbia.

Ogni potere non è eterno e questo anche per quello attuale di Belgrado. Speriamo che qualche futuro potere in Serbia annulli tutti gli accordi anti-costituzionali ed anti-stato firmati dall'attuale regime. E fino ad allora, Voi sarete la nostra unica speranza affinché l'auto-proclamata repubblica del Kosovo non sarà mai riconosciuta a livello internazionale.

Kosovska Mitrovica, 28.06.2018

Movimento popolare del Kosovo e Metohija «Patria»
Il Presidente Slavisha Ristič





(*) Il 28 giugno 1389 la tradizione religiosa e nazionale vuole che la Serbia abbia combattuto contro l'Impero Ottomano nella Battaglia di Kosovo Polje

venerdì 29 giugno 2018

Il Ministero degli Esteri della Russia ha accusato Londra di aver corrotto direttamente i partecipanti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC)



Il Ministero degli Esteri della Russia ha accusato Londra di aver corrotto direttamente i partecipanti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC)



Londra e una serie di suoi partner hanno direttamente corrotto alcuni membri dell'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche per il voto sull'ampliamento del mandato dell’organizzazione, ha affermato la portavoce del MID russo Marija Zacharova.

La portavoce ha anche detto che Mosca ritiene illegittima la decisione di estendere il mandato dell'OPAC, informa RIA «Novosti».

Ricordiamo come mercoledì 27 giugno l’OPAC ha adottato il progetto britannico di cambiamento del suo mandato che gli conferisce poteri di accusa. La Russia è contraria a questa iniziativa. 

Mosca ha dichiarato che l'estensione del mandato all'Organizzazione per il divieto delle armi chimiche è stata presa sotto la pressione dell'Occidente anche attraverso il ricatto. La Russia non ha riconosciuto la legittimità della decisione dei nuovi poteri affidati all’OPAC.