giovedì 21 novembre 2019

L’Ambasciatore in Italia spiega il nuovo carattere delle sanzioni antirusse



MOSCA, 21 novembre – RIA Novosti. L’incremento costante delle sanzioni anti-russe ha già perso la relazione con la situazione relativa all'Ucraina ed ha acquisito una “cattiva inerzia”, nel momento in cui alcuni paesi della UE, tra cui l'Italia, sono contrari alle crescenti restrizioni, ha affermato giovedì l'Ambasciatore russo a Roma Sergej Razov.

La costante escalation delle sanzioni ha da tempo perso qualsiasi connessione causale con ciò che sta accadendo dentro e attorno all'Ucraina. Le sanzioni hanno acquisito una pessima inerzia, che si autoriproduce, estendendosi alla sfera sempre più ampia delle pseudo-sanzioni alla Russia. I colleghi italiani si oppongono costantemente all'estensione automatica delle sanzioni. Siamo grati a loro per questo, senza dubitare della sincerità del desiderio di rimuovere le restrizioni alla cooperazione economica con la Russia" ha detto Razov in un'intervista alla rivista «Mezhdunarodnaja Zhiz’»


mercoledì 20 novembre 2019

"Sono altri i Paesi che si permettono ingerenze". Parla l'ambasciatore russo






"Sono altri i Paesi che si permettono ingerenze". Parla l'ambasciatore russo
20 novembre 2019

di Marta Allevato 



Intervista esclusiva a Sergey Razov, che interviene sui due 'Russiagate' italiani: "Il caso Mifsud e il caso Savoini non hanno nulla a che fare con il governo di Mosca". A Conte si chiede continuità: "Il nuovo governo dia seguito alle intese siglate"
La Russia continua a guardare all’Italia come un “partner chiave prioritario in Europa” e dal governo Conte-bis si aspetta continuità, con l’attuazione delle intese intestatali raggiunte nell’ultimo anno. In un’intervista esclusiva all’Agi, l’ambasciatore della Federazione russa a Roma, Sergey Razov, fa il punto sui rapporti bilaterali col nostro paese a poche settimane dall’arrivo del ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Lavrov, atteso a Roma per la conferenza Med Dialogues (5-7 dicembre) e una serie di incontri con “i vertici italiani”.

L’ambasciatore ribadisce l’impegno a collaborare con l’Italia per la stabilizzazione della Libia e il rispetto del principio di “non ingerenza”, respingendo così le accuse mosse al Cremlino da diversa stampa internazionale sulla presenza in Libia, a fianco del generale Khalifa Haftar, di mercenari del gruppo Wagner, società di contractor riconducibile all’imprenditore Evgheny Prigozhin, vicino al presidente Vladimir Putin. Il capo missione commenta poi il cosiddetto 'Russiagate italiano' nei suoi due filoni: quello della trattativa per finanziamenti russi alla Lega di Matteo Salvini e quello relativo al ruolo del professor Joseph Mifsud, della Link Campus University di Roma, diventato figura chiave della contro-inchiesta ordinata da Donald Trump per capire la genesi delle indagini sulle interferenze russe nelle presidenziali Usa del 2016. 

Ambasciatore, quale è lo stato delle relazioni tra Federazione Russa e Italia dopo l'ultimo cambio di governo? In questo momento quali sono gli obiettivi di Mosca nelle relazioni con il governo Conte-bis? 
L’Italia è uno dei nostri partner chiave prioritari in Europa. Si tratta di un dato di fatto che non subisce variazioni a seconda delle fluttuazioni nella vita politica interna italiana. I governi vanno e vengono, ma rimangono invariati i reciproci interessi che affondano le proprie radici nella tradizione storica di rapporti amichevoli, collaborazione economica, vicinanza culturale e spirituale. In merito ai processi interni all'Italia non mi stancherò mai di ripetere che non abbiamo interferito e non interferiamo in nessuna misura in essi, mantenendo le relazioni di lavoro con ogni governo costituito nel rispetto delle procedure democratiche, sulla base della libera volontà dei cittadini. Anche gli obiettivi di cui lei parla sono palesi: l’attuazione coerente delle intese precedentemente raggiunte a livello interstatale, anche durante la visita del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a Mosca nell'ottobre 2018 e quella del presidente della Russia, Vladimir Putin, in Italia nel luglio 2019. 

Come vede Mosca il ruolo dell'Italia nella Ue e nella Nato? Quali aspettative ha nei confronti della Commissione europea che presto entrerà in carica? 
L’Italia è uno degli Stati membri dell’Unione europea e della Nato. L'appartenenza a queste e ad altre organizzazioni è una sua scelta sovrana che noi senza dubbio rispettiamo. A questo proposito, a differenza dei leader di altri paesi, siamo ben lontani da esprimere il nostro punto di vista sull'opportunità per l’Italia di partecipare a tali istituzioni. In merito alla politica della Nato e della Ue nei confronti della Russia, anche alla luce della formazione di una nuova composizione della Commissione europea, auspichiamo che alla fine dei conti prevalga una linea che porti alla costruzione di una collaborazione paritaria e reciprocamente vantaggiosa con il nostra paese. 

Il ministro degli Esteri, Sergey Lavrov, sarà a Roma in visita ufficiale a dicembre, quali incontri sono previsti a margine della partecipazione al Forum ‘Med-Mediterranean dialogues’? 
Il ministro Sergey Lavrov prevede di partecipare alla conferenza annuale ‘Mediteranean Dialogues’. La Russia senza dubbio ha molto da dire sulle questioni chiave di politica internazionale, anche nell'ottica della situazione regionale. Sono previsti incontri e colloqui del ministro con i vertici italiani, ma anche con alcuni partecipanti stranieri alla conferenza. Sono certo che questi contatti a livello bilaterale saranno sicuramente utili e segneranno un buon traguardo politico dell'anno che sta per chiudersi. 

In Italia si discute del ‘Russiagate italiano’ nei suoi due filoni: il ruolo e i legami del professor Mifsud e le presunte trattative tra la Lega e russi all'hotel Metropol. L'imprenditore Konstantin Malofeeev, considerato vicino al Cremlino, ha confermato alla trasmissione ‘Report’ che tali trattative hanno effettivamente avuto luogo. In che misura Malofeev sarebbe legato ai vertici russi e cosa pensa della storia del ‘Metropol’? La Russia segue gli sviluppi della contro-indagine del ministro della Giustizia Usa, William Barr sulle origini del Russiagate e dell'eventuale coinvolgimento dell'Italia? 
Ha ragione, in Italia purtroppo, un mese dopo l'altro si diffonde il tema dell'ingerenza della Russia negli affari interni di altri paesi. Come ha detto lo scrittore russo Mikhail Saltykov-Shchedrin: "Niente eccita l'immaginazione come l'assenza di fatti". E i fatti sono deboli. La storia del professor Mifsud e del ministro della Giustizia degli Stati Uniti non ha nulla a che fare con le relazioni italo-russe. Non conosco l'imprenditore Malofeev e non posso commentare i suoi legami. Per quanto riguarda la cosiddetta ‘storia del Metropol’, Mosca ha più volte dichiarato ufficialmente che non sono stati mai stipulati degli accordi per finanziare uno о l'altro partito politico in Italia. Non ho niente da aggiungere a questo. A proposito di un’ipotetica ingerenza negli affari interni dell'Italia, non riesco nemmeno ad immaginare quale reazione avrebbero potuto provocare appelli о raccomandazioni da parte di Mosca simili a quelli che spesso giungono dalle capitali dei partner strategici del vostro paese, per esempio su chi dovrebbe essere nominato alla guida del governo, come votare ai referendum, a quali strutture di integrazione dovrebbe partecipare l’Italia, quali accordi firmare con i paesi terzi, ecc... Bisogna ammetterlo: nessuno in Russia si permette nulla del genere.  

La Libia è uno dei dossier internazionali su cui si svolge la cooperazione tra i nostri paesi. Come può commentare la notizia della presenza di mercenari russi in Libia a fianco di Hafiar? Quale ruolo svolge attualmente la Libia nella politica estera di Mosca che riserva sempre più attenzione all'Africa? E' vero che il Cremlino sarebbe favorevole al ritorno di Saif al-Islam Gheddafi? 
Nel rispondere a questa domanda, vorrei porre l'accento sul nostro rispetto di principio di una delle leggi della diplomazia classica: la non ingerenza negli affari interni degli Stati sovrani. La Libia non fa eccezione. Per essere politicamente corretti, non stiamo a ricordare chi e cosa ha fatto in quel paese nel 2011, il che non vuol dire che dobbiamo dimenticare gli errori del passato. Ora stiamo cercando tutti di raccogliere e incollare insieme i cocci del vaso rotto. La nostra posizione, in sostanza, è consonante con quella italiana: ci appelliamo a tutte le parti in conflitto per il cessate il  fuoco e sosteniamo 1'idea di tenere una riunione internazionale ad alto livello, con la partecipazione di tutte le parti interessate, nonché la convocazione di un Forum panlibico. II primo ministro della Federazione russa, Dmitry Medvedev, ha rappresentato il nostro Paese alla conferenza internazionale sulla Libia, organizzata dal governo italiano a Palermo nel novembre dell’anno passato. Purtroppo, al momento lo stato del processo di risoluzione della situazione libica non ispira grande ottimismo.

Lei è un esperto e profondo conoscitore della Cina, come valuta lo sviluppo delle relazioni tra Roma e Pechino in relazione alla firma del memorandum sulla Via della Seta e alle critiche al governo Conte? 
L’Italia fa parte del gruppo di diverse decine di paesi, compresa la Russia, che - in una forma о nell'altra - hanno aderito a questo grande progetto. La diplomazia italiana, tradizionalmente, si distingue per un approccio equilibrato e pragmatico alla realizzazione dei propri interessi economici nonché per un orientamento lungimirante. In merito alla reazione di alcuni dei vostri partner alla firma del memorandum, questa è oggetto delle vostre relazioni reciproche con loro.

Presto si terranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, cosa si aspetta la Russia? Quali sono i rischi reali per l'Europa e l’Italia, derivanti da un possibile ulteriore deterioramento dei rapporti tra Mosca e Washington? 
La risposta alla prima parte della domanda è scontata ed univoca: ci relazioneremo con il governo e con l'amministrazione ai quali l'elettore americano darà la propria fiducia. Per quanto riguarda i rischi di un ulteriore deterioramento delle relazioni russo-americane, che hanno già raggiunto un punto basso, questi sono molto elevati: la distruzione della stabilita strategica, con la cessazione di una serie di trattati fondamentali nel campo del disarmo nucleare e della non-proliferazione, il deterioramento del clima politico generale, gravido di un aumento del potenziale conflittuale … Tutto questo difficilmente corrisponde all'interesse dell'Europa e dell’Italia in particolare. 

Medio ed Estremo Oriente, Sudamerica e Africa. La Russia sembra essere al centro di tutti i più importanti dossier internazionali. Quali sono oggi le priorità dei Mosca in politica estera? 
La Russia è membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è uno stato nucleare, il paese più grande in termini di territorio, un potente centro economico e un vasto mercato commerciale. E’ difficile immaginare la possibilità di risolvere i principali problemi internazionali, compresi i conflitti regionali, senza tener conto degli interessi e del coinvolgimento della Russia. Le aree e zone geografiche che ha elencato sono indubbiamente oggetto dell'attenzione e dell'azione dinamica e costruttiva della diplomazia russa. 





sabato 16 novembre 2019

L'Europa priva i cittadini russi del loro sogno principale




Viktor Marachovskij

Un tribunale italiano considera il caso di un cittadino russo, da cui le autorità locali di tutela hanno sequestrato un figlio di cinque anni. Abbiamo scritto del caso, quindi ricordiamo brevemente.

Anna, russa, venne in Italia per lavorare e diede alla luce un figlio da un italiano. L’italiano non ha riconosciuto il bambino. Anna ha iniziato a crescere un bambino da sola, vivendo in un appartamento sociale nella città di Bari. Secondo la versione della donna, stava per finalmente tornare in Russia e portare con sè il bambino, ma la mafia locale degli adottanti stava già prendendo di mira il piccolo. Di conseguenza il bambino è stato selezionato e vorranno darlo agli italiani senza figli. La versione delle autorità cittadine di Bari: la madre non ha affrontato le difficoltà della vita, non è riuscita a trovare un lavoro a tempo indeterminato, quindi il bambino le è stato tolto nel suo interesse. Il tribunale le ha sospeso la patria potestà. Anna è rimasta soddisfatta dell'udienza di martedì: le è stato permesso di vedere il bambino non solo una volta alla settimana, ma due ed il vice console russo, secondo lei, le ha promesso che dopo un pò di tempo potrà prendere con sé suo figlio e portarlo in Russia

... Cosa c'è di interessante qui per noi.

Certo, ognuno ha le proprie ragioni. Probabilmente la donna aveva buone ragioni per lasciare la professione di insegnante ed il suo appartamento nella città di Engels per un dormitorio della provincia italiana e contare sul supporto sociale (scrivono che puoi ottenere fino a 30mila rubli al mese).

Ma questi motivi, diciamo, non sono ovvi. E per questo almeno ci si può porre la domanda "perché per anni aggrapparsi ad un'esistenza di secondo grado come donna immigrata nell'Europa meridionale".

Il problema è che per qualche motivo questo non viene chiesto. Né dai media, né dai personaggi pubblici. Allo stesso tempo non è stato chiesto qualche giorno fa, quando un altro russo è tornato in Russia, avendo difficoltà ad estrarre le sue figlie dagli affettuosi artigli della giustizia minorile svedese. Inoltre nessuno ha mai chiesto su cosa contasse esattamente il medico di Khabarovsk diversi anni fa, quando chiese alle autorità svedesi lo status di rifugiato.

Io ho una versione del perché.

La nostra società è stata a lungo e fortemente influenzata da due complessi correlati che si rafforzano reciprocamente. Uno è puramente nostro, nazionale e l'altro è globale.

Con il complesso nazionale all'estero, tutto è senza pretese. All'inizio c'era l'era sovietica che divideva i cittadini in viaggio (una minoranza insignificante privilegiata) e non-in viaggio (tutti gli altri). Poi arrivarono gli anni '90 quando il viaggio per Milano-On-Shopping era un chiaro indice di persona che si adattava al mercato. E in uno status d'onore: uomo d'affari, moglie di uomo d'affari, padrona di uomo d'affari, delinquente, pulcino di gangster. Anche loro erano una minoranza ed anche insignificante.

Per questo, quando nella società russa aumentò un po’ il benessere e soffocò negli zeri e nei decimi, rimasero lì (momentaneamente o a tempo indeterminato) divenne la regina del consumo cospicuo. I cittadini che si sono messi da soli nel mondo degli affari e sotto il noto detto "denaro per la vecchiaia", hanno acquistato in modo massiccio passaporti Schengen (soprattutto con entusiasmo furono negoziati, come ricordiamo, quelli degli Stati baltici e Cipro). Coloro che non avevano un paio di centinaia di migliaia di euro per acquistare la cittadinanza Schengen si limitavano a viaggi indispensabili.
 
A rigor di logica, il meccanismo era lo stesso dell'avvento del leasing delle automobili: re dei modelli del leasing automobilistico per lungo tempo diventarono i "gangster" ed gli "affari”.

Oggi all'estero, per rilassarsi, si recano annualmente circa il dieci-quindici per cento dei nostri concittadini. Le fotografie obbligatorie nei social, le discussioni sul tema "assicurati di dare un'occhiata al Château de Vas per una degustazione dei primi Grenouille" e tutto il resto. L'élite che vive all'estero è un pò sbiadita, ma rimane sufficiente per inserire periodicamente nelle conversazioni: "adoro il Nord D'Italia"e "Berlino è mia".

E proprio mentre i proprietari di auto del 2010 sono passati dagli anni dei cibi spazzatura per riuscire a guidare una Lexus, molti russi di entrambi i sessi erano pronti a convincere le autorità dei paesi dell'UE di essere vittime del regime, e quindi vivere in una povertà piuttosto spiccata ed un esistenza di secondo grado pur avere la possibilità di pubblicare almeno occasionalmente in Instagram fotografie ad un tavolo con un cocktail sullo sfondo di una strada distintamente straniera.

... Ed ecco la seconda sindrome - "il viaggiare" – quanto più globale. Questa è stata osservata di recente in tutti i paesi dal benessere di massa (e enormi problemi con gli elevatori sociali). Secondo l'Organizzazione mondiale del turismo, i cinesi all'estero spendono freneticamente denaro (quasi 300 miliardi di dollari all'anno), gli americani (centocinquanta miliardi), i tedeschi (meno di cento) ed altri europei. La Russia è al settimo posto d'onore: i nostri compatrioti spendono circa 30-35 miliardi di dollari per viaggi all'estero ogni anno. Dato che ci consideriamo un po’ poveri, questo è un fatto particolarmente convesso.

Da notare come l'estero sia sacro per tutti gli strati sociali e tutte le fasce di pensiero. Liberali e patrioti, comunisti e lealisti, radicali e nichilisti viaggiano in giro per il mondo. In gir per il mondo vanno i ricchi e quelli che non lo sono. La rivista di un popolare banchiere russo ha recentemente condotto un sondaggio tra i suoi lettori sull'argomento "di quanto hai bisogno al mese e per cosa". Citazioni dalle risposte:

"Vivo ad Irkutsk. Guadagno  circa 30 mila rubli al mese. Risparmio tutto per viaggiare."

"Vivo a Perm, 50 mila rubli al mese. Risparmio tutto principalmente per viaggiare. Vado all'estero stabilmente due volte l'anno: Europa e Asia, da 12 a 23 giorni."

"Vivo a Mosca, pago un mutuo. In media le spese mensili sono circa 130 mila rubli. Gli svaghi costano cinquemila rubli, regali - 5.500, vestiti - una media di 3.500 ma a volte non compro nulla. Per
i viaggio risparmio 15 mila”.

"L'anno scorso il mio reddito medio è stato di 150mila rubli, ma non ho mai pensato che fosse molto. La maggior parte di questi – 60, 80 mila rubli sono stati regolarmente accantonati per un lungo viaggio all'estero."

Se vi interessa cos’è questo, allora lo dirò. In realtà questa è una autotassa dei cittadini al fine di non aumentare il loro vero benessere.

... È facile notare come, tra tutti i prodotti ora più popolari e socialmente approvati, vi sono quelli che non possono essere acquisiti una volta per tutte.

È impossibile, ad esempio, diventare il proprietario dell'ultimo iPhone: puoi essere solo il suo affittuario pagando ogni anno migliaia di rubli (o duemila rubli a settimana). È impossibile diventare il proprietario di scarpe da ginnastica di ultima moda.

Viaggiare in questo senso è un esempio ideale di "ricchezza per i poveri", mandando ogni russo all'estero in media da 90 mila rubli all'anno.

Allo stesso tempo, l'inerzia della percezione di qualsiasi estero come premio è così grande che molti downshifting ammaccati all'estro stanno ancora cercando di vivere a buon mercato su qualche costa indiana o portoghese con servizi ridotti.
Qui, forse, si trova la risposta alla domanda sul perché ostinatamente tendere anche ad un alloggio sociale nella spaventosa regione degli immigrati, ma d'altra parte la città italiana è considerata da noi una scelta completamente giustificata e persino invidiabile.

Perché dalla "ricchezza per i poveri" non abbiamo nemmeno iniziato a curarci.

Quindi resta da sperare negli stessi paesi stranieri. La revisione dei "Passaporti d'oro" a Cipro, le indagini contro i "banchieri russi" a Londra, gli scandali risonanti che coinvolgono lo svezzamento dei bambini in diverse parti d'Europa possono forse curare anche la forma più acuta della malattia.

... ma no. Tutto quanto sopra non significa che "non puoi uscire" e "riposare all'estero è male". Abbiamo un paese libero e nessuno può vietare ai suoi cittadini di dedicare tempo e risorse a qualsiasi cosa di loro scelta.

Ma sarebbe bello sapere esattamente cosa scegli. E poi non lamentarti delle conseguenze della tua scelta.